Monthly Archives: gennaio 2008

Patrizia Cavalli, Eravamo tutti perdonati

Eravamo tutti perdonati.
Perché l’aria ci assorbiva
nella sua temperatura. La testa
pigiata di lato, la guancia che tocca
la spalla e quasi l’accarezza. Liscio
il respiro, sollevato volante.
Il cuore pattinava controvento.
Oh varietà! Oh insieme!
Ogni strada è felice
se una pioggetta tiepida
intimidisce la luce
e la costringe a spargersi
senza predilezioni.
Più che perdono. Eravamo accolti.

Il Ministero della Verità

Berlusconi parla delle prime cose che farebbe tornando al potere: 

"Le intercettazioni si potranno ordinare da parte della magistratura solo per indagini su terrorismo, mafia, camorra. Per il resto, a chi le ordinasse 5 anni prigione, a chi le eseguisse 5 anni di prigione, a chi le pubblicasse 2 milioni di multa all’editore. Noi – ha spiegato il leader di Forza Italia – abbiamo cento motivi per dire no a questa invasione della vita privata".

No, non ne avete cento. Ne avete molti di più, tanti quanti sono gli individui che hanno qualcosa da nascondere (a destra, a sinistra, al centro, in diagonale).

Pensate quello che vi pare di Silvio, per tutto il resto. Ma una dichiarazione del genere a me basta per averne paura.
Finché mi controlla tv e giornali, passi, c’è sempre internet, a volersi informare ci si informa. Finché fa loschi traffici a favore dei propri interessi, vabbè, è in ottima (cioè, pessima) compagnia bipartisan. Quando, mentre era al governo, qualcuno lamentava di essere in una dittatura, un po’ sorridevo pensando via, leggetevi un libro di storia o andate su peacereporter.org, e vedete cos’è davvero una dittatura. 

Ma una sparata così mi fa paura, perché toglierebbe uno strumento potentissimo d’indagine della verità. (Badate, non parla solo di vietarne la pubblicazione, ma le impedirebbe anche alla magistratura). Anche l’orwelliano Ministero della Verità si occupava di occultarla e manipolarla…

Quando ci si sforza tanto d’impedire il raggiungimento della verità, vuol dire che si ha troppo da nascondere.
E che la democrazia è sul patibolo.

[Ma non è morta: si vota ancora! Quindi, non uccidiamola astenendoci. Tra una vaga antipatia per le burocrazie, le divisioni, le raccomandazioni e gli intrallazzi dei sinistri, e il tentativo di eliminare gli strumenti indispensabili a scoprire quegli stessi intrallazzi, so qual è il male peggiore.
Riflettete sulle priorità...
]

Un vecchio

grassotto e curvo, coi baffi, che zoppica sul suo bastoncino da passeggio. Stretta sottobraccio, ripiegata in una custodia di cellophane, una bandiera tricolore. Lo osservo; c’è una scritta sopra, intravedo "eroic" e penso a un nostalgico della resistenza, magari un po’ spostato. Ci starebbe bene, nella fauna di ottantenni ex DS che (s)popolano la riunione di circolo del Partito Democratico.

Si avvicina al tavolo sul palchetto, armeggiando col suo cellophane. Nessuno lo ferma, l’uomo al microfono gli rivolge uno sguardo abituato di sorridente compassione. Qualcuno chiama il vecchio con un nome inequivocabilmente siciliano; poi spiegheranno che da anni s’è trasferito qui. Quello apre il cellophane, estrae un rotolo di scotch da pacchi, e voltando le spalle all’assemblea, incurante dei discorsi, attacca la bandiera davanti al tavolo. Appena s’allontana e torna al posto, qualche collo si allunga, e mormorando legge sul tricolore: Falcone Borsellino e l’eroica scorta.

Uscendo, mentre l’ex segretario DS mi spiegava a cosa servono i circoli di partito, viene a interromperci, e un po’ stizzito gli domanda biascicando: E la mafia? Quand’è che il Partito Democratico parla di mafia?

Non ho ascoltato la risposta del segretario, che lo assecondava con divertito affetto.
Ero troppo impegnata a guardare quest’uomo goffo coi baffi bianchi, il bastoncino e lo sguardo vuoto, incastrato su un brandello di memoria in loop; immaginandomi che vita avesse avuto, se li conosceva, se la mafia gli ammazzò qualcuno – qualcun altro, dico, oltre alla pace della sua vecchiaia. 

L’Antenora

Barbato è irrefrenabile. "Gli ha sputato" riferisce agli increduli cronisti il senatore De Gregorio. Il tutto mentre il seguace di Fini Nino Strano urla all’indirizzo del povero Cusumano: "Squallida checca". Barbato, sovraeccitato e rosso in faccia spiega: "Non l’ho aggredito, certo – sogghigna – non l’ho trattato bene. D’altra parte ha votato contro le decisioni dell’ufficio politico e quindi è un traditore".
(da Repubblica)

Beh, come non comprenderlo.
Se, invece di sputargli, gli avesse mollato un calcio in faccia e strappato qualche ciocca di capelli, avrebbe anche potuto appellarsi a nobili esempi.

Allor lo presi per la cuticagna
e dissi: «El converrà che tu ti nomi,
o che capel qui sù non ti rimagna».

Ond’ elli a me: «Perché tu mi dischiomi,
né ti dirò ch’io sia, né mosterrolti,
se mille fiate in sul capo mi tomi».

Io avea già i capelli in mano avvolti,
e tratti glien’avea più d’una ciocca,
latrando lui con li occhi in giù raccolti,

quando un altro gridò: «Che hai tu, Bocca?
non ti basta sonar con le mascelle,
se tu non latri? qual diavol ti tocca?».

«Omai», diss’io, «non vo’ che più favelle,
malvagio traditor; ch’a la tua onta

io porterò di te vere novelle».

(Inferno, XXXII, girone dei traditori politici: Dante se la prende con Bocca degli Abati, guelfo che diventò ghibellino)

Giuseppe Ungaretti, Fase d’oriente

Nel molle giro di un sorriso
ci sentiamo legare da un turbine
di germogli di desiderio

Ci vendemmia il sole

Chiudiamo gli occhi
per vedere nuotare in un lago
infinite promesse

Ci rinveniamo a marcare la terra
con questo corpo
che ora troppo ci pesa

Baratto

- Ma è sicura?
(intonò con aria grave)
- No
(disse tremandogli negli occhi)
- Vuole pensarci ancora?
- No
- E’ un baratto senza ritorno. Ha ciò che chiedo in cambio?
- Sì
(rispose, tendendogli un amore in mano)
- Va bene. E’ libera.

(Allora le porse il corpo di mostro, lei ne indossò la testa, vi infilò le braccia, se lo lasciò scorrere addosso. Poi, non vista, corse, spalancò la porta, si gettò fuori attraversando la città, sgomitò con i passanti – che vedendola non la vedevano – e continuò a correre, dicono le leggende, continuò a correre fino alla campagna, fino all’estate e al mare, fino alla neve e all’inverno, fino a quando, malauguratamente, si svegliò.
Alzatasi, si guardò spettinata allo specchio. Delusa, ricordò che non avrebbe mai avuto quel coraggio.)

Ritardi

Quando accadrà – mettiamo che accada, via, prima o poi – e non importa che accada proprio ora, ho passato i sedici anni e anche i diciotto, ho imparato a sopravvivere e aspettare – perché potere e non volere è una situazione nuova che aumenta l’autostima

quando accadrà, dicevo, sarà per tanti versi bellissimo,
ma sarà tardi

sarà tardi e saremo grandi (io mai abbastanza, credo, ma lui sì), sarà tardi per passarsi bigliettini da un banco all’altro, per le attese forsennate davanti al telefono,

per scriversi lettere

e per un mucchio di altre cose stupide e care.

Dato che proprio mi chiedete un’opinione

mi sono informata. Ma sì, sul Papa, ecc ecc.

Non argomenterò nulla, perché il profluvio di parole sulla questione mi par già eccessivo. Cercate su internet; da qualche parte ci sarà anche la mia idea.
Piuttosto, lascio una sensazione.

Io sapevo che Dio – anzi, no, non sapevo nulla su Dio, però mi piaceva immaginarlo così – era sussurro e non grido, candela e non riflettore, omino seduto in un angolo e non folla manifestante, foglia caduta in un prato deserto e non marmo scolpito di chiesa maestosa.
Poi sapevo anche – questo lo sapevo già con più certezza – che tutti, proprio tutti un qualche giorno della loro vita, passeggiando in un silenzio sentono tremar l’aria di vetro e pregano che qualcuno lanci un ciottolo e l’infranga finalmente; o mettendo il piede per sbaglio dentro un tombino del cuore, con terrore ondeggiano sospesi sopra al vuoto che non sanno. Allora, se s’incontrasse qualcuno, si potrebbero bisbigliare illazioni, raccontarsi le storie e le mitologie, o solo accompagnarsi sulla strada, perché al prossimo tombino ci sia una mano tesa da afferrare. Credo che chiunque sarebbe contento di questo.
E se poi, continuando a passeggiare, quello vedesse sulla strada due crocchi con bandiere a urlarsi contro, riderebbe amaramente; deviando il percorso passerebbe lontano, in cerca d’un cantuccio abbastanza silenzioso per sentire ancora quell’aria scricchiolare.

E’ una sfida?

"ma guarda che è una ragazza straordinaria
cioè lascia perdere il libro… 
se leggi il suo blog capisci quanto sia intelligente
e quanto è sensibile
e anche buona sotto la scorza
il blog di melissa p batte i nostri 1000 a 1"

…il mio blog battuto da quello di melissa p. potrebbe distruggere la mia autostima per sempre.

Ho una stima immensa di voi

(ma proprio umanamente, ora che più non ci occorrono le coincidenze e le prenotazioni)

e sono davvero contenta che siate stati sulla mia strada.

[Dovrei organizzare più spesso cene coi prof]