Monthly Archives: giugno 2005

Bivio

[Cronache dalla Panchina]

Capitano a volte quelle irripetibili occasioni in cui per rarissima coincidenza si presentano tutte le condizioni più inverosimili. Cose impensabili. Come se contemporaneamente si allineassero tutti i pianeti, io prendessi un tre in latino e Berlusconi si facesse francescano. Cose che se non carpi il diem quando ne hai la possibilità, non ti ricapiteranno mai più.

Eppure accadono. Può succedere, ad esempio, che mentre rotoli tranquillamente verso il parco meditativo, ti si affianchi d’un tratto un biondino alto, e ti saluti. Allora tu sfogli istantaneamente l’album di fotografie mentali e gli associ la scarna descrizione disponibile: è quello che venne al dibattito su Dio che si fece a scuola, lo stesso che un mese dopo ti ha incontrato a messa e ti si è seduto vicino, chiedendoti se eri proprio tu quella dell’incontro filosofico al Fermi.

A questo punto inserisci il risponditore automatico per espletare i convenevoli di saluto, e intanto rifletti su un punto interessante: costui ha una vaga idea di come funzioni il tuo pensiero. Perché sai perfettamente di non poter contare sul fisico né sulla prima impressione, ma hai abbastanza fiducia nelle funzionalità del tuo cervello. Purtroppo però, se escludiamo gli amici veri, è piuttosto difficile che dei conoscenti sconosciuti abbiano un’idea delle tue capacità intellettive. Tale biondino invece, probabilmente ne aveva avuto un assaggio, sentendoti parlare di Dio – và, mica quisquilie.

Mentre proseguite fianco a fianco, consideri inoltre che il ragazzo, se è andato fino a una scuola non sua per un inutile filosofeggiamento, dev’essere anch’egli un folle pensatore come te. Al che ti ricordi che ti stai portando dietro 1984 di Orwell per rileggerlo (la seconda volta) al parco, e già pensi che sicuramente lo noterà, pregustando un possibile argomento di conversazione.

Tutto ciò ti attraversa la mente nel giro di un secondo e mezzo. La metà di secondo rimanente la impieghi facendogli la domanda più originale:

"Come va?"

"Bah, si tira avanti".

In quel momento, non pensi che una risposta del genere è più adatta a un settantenne che a uno studente universitario. Ti si accende piuttosto l’efficientissima lampadina umanitaria, e noti che le coincidenze di condizioni favorevoli non potrebbero essere migliori: hai una particolare affinità coi depressi. Sei un asso ad ascoltare e consolare la gente. Se riesci a fargli sputare il perché di quest’aria abbattuta, guadagni diecimila punti in un colpo.

Ma, doveva accadere l’imponderabile. Eravate ormai arrivati al terribile bivio ove sarebbe stato deciso il vostro destino.

"Io devo andare a comprare il gelato per mia madre, giro di qua. Tu che strada fai?"

Mai ci fu domanda filosofica di più difficile risposta. Avevi decine di alternative davanti: "dai ti offro un gelato", oppure "ti accompagno", o ancora un più vigliacco "ehm sì anch’io devo andare per di lì".

E invece no. Ti vedi passare tutta la vita davanti e rispondi:

"Ah… io devo andare al parco, dall’altra parte".

 

<E per la via si spande grave il Requiem mozartiano (Lacrimosa)>

Bene. Se ti accadono cose del genere, poi non lamentarti dello zitellaggio vitalizio.

[Ahahahha... io non capisco chi si lamenta di essere adolescente. A pensarci con un po' di ironia, è la cosa più folle e divertente che ti possa capitare. Solo allora puoi essere così irrimediabilmente imbranato]

[Non capisco neanche quelli a cui non piace scrivere. E' un'ora che ghigno come un'ubriaca scrivendo questo post]

L’ingiustizia dell’amore

Non ho mai voluto scrivere di questo, nonostante ultimamente sia un tema di frequente dibattito, con gli altri e con me stessa. Temo di non trovare le parole adatte per potermi spiegare davvero, di essere fraintesa e finire in un’eterna dissertazione senza uscita, spesso troppo teorica, come già è capitato.

Forse stavolta, però, ci siamo avvicinati abbastanza ad esprimere quel che penso.

[dai Dialoghi Giovannei]

I – beh ieri una mia conoscente mi ha raccontato di essersi dichiarata al suo migliore amico

G – ah… e lui?

I – e… beh, questa è.. effettivamente… brutta gio, una di quelle bruttezze quasi oggettive ^^

G – ah…porella

I – e si veste male, in effetti

G – sarà bella dentro se ha un migliore amico

I – e lui le ha detto di no… adducendo proprio questa motivazione: "perchè sei brutta e ti vesti male". E.. dopo questa mi domando che razza di migliore amico sia

G – ma com’è delicato st’omo

I – che ora questa ragazza ci sta male, si farà milioni di pare, ecc ecc… perché ha avuto a che fare con una persona che giudica il suo aspetto fisico

G – ……..cogito. Mmmh… Beh…tanto per cominciare…anche un pezzo di merda della miglior risma troverebbe una falsità per dire che non gli piaceva; cmq è evidente che il fisico conta…è evidente che far contare solo il fisico sarebbe da superficiali… ma sta ragazza poi… com’è di carattere? e poi cmq…ce l’hai una foto sua? me ne faccio un idea migliore…

I – mi sa di no. Cmq è brutta sul serio, in più non si cura per niente ^^

G – O.O beh vabbè se la cerca però! Cioè…volevamo un esempio per assurdo e questo lo è!

I – giovà… certe cose si possono cambiare, altre no

G – si si

I – magari potrebbe anche curarsi di più, ma la gobba non se la leverà mai, nè gli occhi incavati, nè la pelle brufolosa ecc ecc. E fino alla fine dei suoi giorni lei potrà innamorarsi di persone che la rifiuteranno per il suo aspetto. Magari ne saranno più o meno consapevoli, magari alcuni si nasconderanno meglio di questo ragazzo, ma non saranno fisicamente attratti da una come lei

G – la descrivi come il gobbo di notredame…beh…senti ti posso ripeter una cosa che t’ho già detto se vuoi. L’amore non è l’amicizia, cioè io posso diventare amico di questa ragazza, scherzarci e fare tutte le cose che due amici affiatati possono fare…ma non potrò mai amarla perchè se la amassi ingannerei me stesso e fare dell’ipocrita beneficenza (sta a parlà er bellone poi). L’amore è una cosa che succede solo a due e ahinoi concerne anche la bellezza e non ci si può fare nulla, per quanto egoistico o superficiale si possa considerare l’amore è una questione di attrazione. Se fosse il contrario sarebbe ipocrisia. E mi dispiace, perchè ci sono milioni di persone imparanoiate dal fatto che si sentono brutte magari perchè forse lo sono e hanno paura di provare a forzarsi… perchè…in fondo…è vero che anche la bellezza conta ma a volte ci sono anche altre cose. Tanto per dirla con un po’ di qualunquismo tutti in qualche modo hanno qualcuno da ritrovare. Tutti, anche questa cozza che mi dici tu, e anche tu. E se vuoi saperlo vedendo il video non sembri una da mettere tra lo scaffale dei brutti… tanto non ci crederai ne sono sicuro -.-

I – (uhuhuh)

G – uff…interrompimi!

I – no mi piaceva ascoltarti

G – ma tanto non la pensi come me

I – e poi.. per cosa dovrei interromperti… per dirti… che l’amore, almeno a quest’età, probabilmente è proprio come dici tu. E allora adesso capisci perché sono restia a innamorarmi… o almeno ad ammetterlo. Perché penso che questo tipo di amore sia ingiusto. Ti lascio questa canzone.

 

QUASIMODO

Dio, ma quanto è ingiusto il mondo

Bello in lui e brutto in me

Io la luna te la prendo

Ma non strappo amore a te

Lui, con quella sua freddezza

Senza te nei suoi pensieri

Trova in te la tenerezza

Là, nei tuoi occhi neri

E tu gli aprirai il tuo corpo

Entrerà coi giuramenti

Tu l’ami, ma l’ami intorno

Non sai che non c’è niente dentro

Dio, ma quanto è ingiusto il mondo

Io nessuno e lui Signore

Ti dà, senza che domandi

L’universo dell’amore

Dio, ma quanto è ingiusto il mondo

Ama il tuo bel cavaliere

Tu sei liscia come un onda

E io sponda di miserie

Con la mia bruttezza insulto

La bellezza tua insolente

La natura sbagliò tutto

Mi ha fatto male, mi ha dimenticato

Dio, ma quanto è ingiusto il mondo

Zero a noi e tanto a loro

Se la nostra razza è immonda

Di che razza è il loro cuore?

Sono nati nei merletti

Per far l’amore e la guerra

Ma anche a noi, stracci della terra

La vita piacerebbe bella

Ma da quale parte è Dio

Se ne sta con gli ostensori

O qui, dove lo prego io

Dal mattino fino a sera

Gesù Cristo che adoriamo

Quali figli preferì?

I Re Magi e il loro oro

O noi, che strisciamo qui?

Dio, com’è crudele un mondo

Che non sa legare i cuori

Sono brutto e tu sei bella

E mai mi amerai mai

Avanti, Tempo

foto di classe

Buffo e un po’ triste, scontornare sagome passate per attaccarle a una fotografia. Volevo metterceli tutti, nella foto di classe, anche chi è stato bocciato o se n’è andato. Compresi quelli che, forse, dimenticherò presto. Li ho fissati a uno a uno: c’è chi resta piatto e silenzioso dietro il monitor, chi invece salta fuori dalla foto a sbattermi davanti il suo ricordo irrisolto (qualcosa, in fondo, brucia ancora); altri restano tranquilli, salutando sorridenti da un presente ancora vivo.

Soffia un’aria strana, dalla finestra aperta sull’estate – dev’essere il Tempo, avrà scalato la notte per salire fin qua.

Cosa c’è, ti sei acquattato sul balcone per sussurrarmi forse qualche piccolo rimpianto, o un po’ della tua solita nostalgia? No, vedi, stasera il passato non deve gridare troppo forte. Vieni avanti piuttosto – avanti, Tempo, è quella la tua strada; la nostra, ineluttabile strada – siediti adesso, e comincia a raccontare.

E si sovrappongono anni di voci diverse e immagini dissolte una nell’altra, bufera polverosa di milioni di ricordi in affannoso inseguimento, rincorrendo disperati un posto in salvo dall’oblio.

Quant’è passato, da quando hai iniziato a raccontare? Minuti, giorni o anni forse – là dov’ero, gli orologi impazziscono e discordi segnano date fittizie – ma non importa, ora so che è tardi (un coniglio bianco corre via dietro la porta: è tardi!); e poi là fuori ti rivogliono, Tempo.

Grazie di esserti fermato un poco. Ora scendi i gradini della notte, non voltarti, e fuggi via.