Monthly Archives: febbraio 2010

Se tu venissi da me

in una giornata come questa, col sole d’inverno, ti porterei a fare un giro nei miei posti dentro. Saliresti in macchina e ti direi bene, oggi parlo io, per una volta non mi importerà di annoiarti e non avrò paura di decidere dove andare. Saprei di non avere più niente da perdere – perché forse ci siamo già persi, ci stiamo perdendo ancor prima di trovarci – e mi racconterei.

Ti porterei dove ho comprato il primo libro coi miei soldi, e ti direi di quando i libri me li sceglieva papà e io mi vergognavo a dirgli cosa mi piaceva. Poi scenderei nel bar dove mi sentii male per una stupida tensione d’affetto, e ti spiegherei quanto sono stata capace di voler bene e volermi male, e di come più tardi sono guarita. Allora avrò paura di spaventarti ed esiterò nel racconto, ma mi ripeterò ancora che non rischio di perdere il perso, e se parlo è solo per sfidare me stessa alla sincerità.

Ti costringerei a sedere sui gradini dove un altro si è seduto tempo fa, solo per dimostrare al tempo che sono capace di far occupare gli stessi spazi da nuovi corpi - e intanto ti racconterei di quel corpo bruno, di come arrivò improvviso e di come, idiota, lo lasciai andare via, perché sognavo ancora troppo.

Poi passeggeremmo fino alla piazza più bella e ti farei fermare nei punti giusti per vedere lo scorcio migliore – lì dove a primavera, tornando da lezione, restavo sempre un po’ troppo, a immaginarmi le storie della signora bene che va avanti e indietro col cane o del frate che sta a cavalcioni su una palla di ferro, chiacchierando con un immigrato. E passeremo – per forza, dovremo farlo – accanto al sogno disfatto che ho sognato più forte.
Allora ti direi anche quello, senza temere di far male, perché il gioco del giorno sarebbe essere veri ed esserlo fino in fondo e portarsi a braccetto dove tira buona brezza ma anche afferrarsi una mano e trascinarsi di peso dove il vento taglia gli occhi – ma costringersi a tenerli aperti.

Dopo forse avrei il fiatone e così ti porterei ai giardini, per lasciarmi giocare scherzare abbracciare sul prato o spaparanzarmi sulla tua pancia ad occhi chiusi. E quando inizierebbe a far freddo, alle avvisaglie del tramonto, ti porterei a vederlo nel parchetto triste dietro casa, con gli alberini ancora striminziti e un cantiere aperto di fronte, e lì, per finire, ti parlerei della libertà. Di quando attraversare quel vialetto significava dimostrare al mondo che potevo, anch’io, senza orologi né sguardi. Di quando stavo lì ad aspettare qualcuno e di quando, che ridere, una signora mi fermò a raccontarmi la sua personale tragedia.

Ti direi che è il luogo semplice della mia pace, dove arrivo masticando pensieri e me ne torno con serenità. Sai, ti direi, adesso li hanno pestati col cemento ma una volta c’erano i soffioni, in un angolino, e quando il sole scendeva a una certa altezza la luce li attraversava facendo brillare tra l’erba duemila palline di bianco leggero, e allora io passando di lì nel mio giro cercavo sempre di rallentare, per guardarli più a lungo.

A questo punto, credo, non avrei altro da aggiungere. E forse tu nemmeno; mi diresti: in fretta, ho il treno. E non cambierebbe nulla perché ti avrei perso prima di trovarti, non ci saremo mai trovati.
Però saprei – questo per me è importante – che quella che non sei riuscito a trovare, quella che è stato meglio perdere, sono proprio io.

Stasera volevo ricordarmi

che esistono i sentimenti – quel tipo di sentimenti, no no non dico i soliti, a rapido ricambio, dico quelli

- ultimamente ho qualche perplessità in merito –

così sono andata apposta in un luogo che li conserva
(massì, lo so: letterari, irreali, passati)

dove ho riletto, casualmente, di una lettera lasciata ad un cancello, di una scatolina blu,
e di molte altre cose

stupide e care.

Niente da dichiarare


Vignetta: bacio tra grattacieli

Cliccando a caso nel passato

[Come ti salva bene le illusioni Word, nessuno.]

finchè esisterà un modo per comunicare e finchè io mi ricorderò di te e tu ti ricorderai di me non avverrà nulla
(2005)

sono assolutamente fiero di essere tuo amico, e ti voglio bene
grazie per essermi vicina sempre
(2005)

se non ci potessimo sentire via msn
succederebbe…che succederebbe? quel che accade coi tuoi vecchi amici?
crollerebbe il mondo? da 200 chilometri che sono diventerebbero 1000?
aumenterebbe le distenza, ecco cosa succederebbe
le difficoltà aumenteranno
però…
se avremo voglia di sentirci ancora
allora non ci sarà pericolo

(2005)

[Ma la prima, la prima su cui ho cliccato casualmente era

sono l'uomo giusto davvero?
ti risparmio tutto il racconto logicamente...però ce sto a riflette...
lei in me crede moltissimo...lo sento
è molto innamorata di me...
(2006)

e, allora, un po' di nostalgia per una vita diversa.]