Monthly Archives: febbraio 2012

Perdere

Strano tornare su quell’acciottolato. Via Zamboni vibra, si cavalca traballando, in uno slalom tra bici pedoni e persone che non voglio incontrare.

Detesto quegli incontri, sei costretta ai ma dai, quanto tempo, come stai, quando non te ne frega assolutamente nulla, ti fa male la schiena e hai il sole negli occhi.
Soprattutto, tu hai quei modi arrogantelli da piccolo fottuto vincente, e la cosa odiosa è che allo stesso tempo sei caldo e accogliente, anche gentile, non ti si può ignorare, né potrei ignorare la parte di me che si compiace a parlarti, perché purtroppo sei pure intelligente.
Ma sempre un piccolo fottuto vincente.

Almeno parlando con te ho potuto fingere di non vedere gli altri relitti dei tempi di lettere che si avvicinavano sotto al portico. Avrei dovuto spiegare per l’ennesima volta sì, è sotto scienze politiche, no, è un’altra triennale, sì, sono contenta. Della triennale.
Per il resto, una merda, grazie,

non mi ricordo più come si fa ad essere felici, ad essere leggeri, come quando riuscivo a descrivere quel portico con una certa poesia, invece che con questa acidità,

a volte ho paura di diventare in anticipo una frustrata incazzosa, praticamente
mia madre,

sono entrata al 32 per prendermi una bottiglietta d’acqua, sì la saletta fotocopie esiste ancora, e strano le macchinette vanno, oh no c’è un altro che conosco, fortuna che è al telefono,

ho letto un po’ di bacheche, gli annunci di conferenze pallosissime, e quell’aula a vetri adesso è occupata, prima era un magazzino, dice il cartello degli occupanti, ora ci siamo ripresi questo spazio,
non ho più nemmeno voglia di chiedermi se è giusto o sbagliato, sono stanca dei murales e dei piercing, fortuna che non c’entro più niente, questa strada è troppo arrabbiata, sono stanca della vostra rabbia,
sono stanca anche della mia,

e sono stanca di essere stanca, questo portico non promette più niente,

là in fondo non c’è che qualcosa da perdere.