Monthly Archives: settembre 2007

Perché tu sia felice

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te…

[Forse non sai quel che darei]

A chi mi ha chiesto informazioni sul titolo

le trovate qui.

http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/birmania/birmania/birmania.html

L’altra sera

stavo abbassando la tapparella, quando ho visto qualcosa là fuori – era, come dire, una notte. Allora ho spento il computer e la luce – così è rimasta solo la notte – e io sul letto a guardare i riflessi sul soffitto. Come una volta, quando restavo così ogni sera, con un po’ di musica sotto e tanti assenti con cui parlare.

Adesso gli assenti non hanno più granché da dirmi, né io a loro (forse li ho visti sorridere, in penombra). Sprofondata dal muro grigionero fin oltre la finestra le luci il fruscio basso del treno in lontananza, c’era una specie di, come dire, una vita.

Se tu – che non mi hai conosciuto ancora – fossi stato qui, te l’avrei raccontato.
Per favore – quando ci troveremo, se ci riconosceremo finalmente – ricordati che mi piace, certe sere, uscire ad affacciarmi su me stessa, e può darsi che avrò voglia di portarti là con me.

[Fase bartlebloomica, scusate.]

Facciamo la pace?

Manifestazione dei monaci birmani

Stasera a cena ho incrociato per sbaglio uno scampolo di tg1. Ora, io non guardo mai la tv (non perché rifiuti di instupidirmi, solo perché ho scelto di farlo con mezzi più interattivi); sarà per questo che quando mi capita di incrociarla resto sempre più basita, ho perso l’abitudine.

Però.
Hanno dedicato sì e no 15 secondi distratti a una notizia che così, a intuito, m’è parsa bellissima. Poi è partito un servizione sul tema del momento, con tanto di corpose interviste: le aspiranti miss Italia devono essere riprese solo davanti o anche da dietro?

In attesa di sapere chi la spunterà nell’avvincente dibattito Tette vs Culo, ho preferito fare qualche ricerca su internet riguardo alla notizia più interessante.
Niente di nuovo forse, niente che cambierà le cose.
Eppure, rivoltarsi pregando mi pare affascinante.

A.A.A. Offresi gratuitamente Entusiasmo

usato più volte ma come nuovo, giovanile, fresco, speranzoso, ottimista, propositivo, impegnato. Amante delle condivisioni, interessato alle discussioni serie, interiori e/o politico-dossettiane, esperto in campi estivi cattolici ma aperto a nuove esperienze; impavido fautore di passatempi psicologico-culturali, indifferente alla derisione del popolo bue e/o ignavo, fiducioso fino all’ingenuità, disponibile a spendersi e di indole sorridente.

Astenersi disfattisti, pigri, superficiali, distruttivi, privi di interessi, egocentrici patologici, allergici alla felicità e intolleranti alla speranza. 

Contattare me.

[Lo so che ci siete già passati, siete grandi delusi e scafati e non vi ci impegnate perché sapete che di solito tutto sfuma presto in una bolla di sapone. Di solito. Ma vedete, la mia vita non accade di solito, accade una volta sola. E voglio giocarmela sempre pensando che sia la volta buona.]

Maiali

Calderoli vuole portare a passeggio un maiale sul terreno destinato alla moschea, per renderlo impuro.
Ma se ci andasse a passeggio da solo, non sarebbe uguale?

Forse è un canto

Infradiciati in un abbraccio
- pioveva fuori pioveva forte
piangevo dentro piangevo piano - 
affondavo nella tua camicia grigia
umida di paternità
seguendo un’irrisolta nostalgia…

Forse è un canto innamorato laggiù?
Ma non sento le Parole, scende a scrosci…
- m’affaccio con inutile
tensione: di sotto,
nessuno… 

Ma è un abbaglio che commuove

Così tardo sul mio balcone in bilico
lasciandomi ticchettare in testa
il pianto mendicante di un inganno

Loro hanno vinto

Contro chi giudica dall’aspetto, chi è schifato dai Quasimodi, chi s’innamora di donne angelo, chi si accontenta di essere attratto, chi dice che è naturale così perché in fondo siamo un po’ animali, chi si sentirebbe ipocrita ad amare davvero e chi vorrebbe tentare ma ha troppa paura; contro chi crede che non valga la pena, chi preferisce non fare fatica, chi non ripeterebbe due volte le cose per farsi capire da un sordo e chi lo farebbe solo per sentirsi buono; contro chi si prende una figa per farne un trofeo e chi si vergognerebbe a girare con una cozza, chi fischia alle donne per il bel culo, chi lascia una tipa perché non bacia bene, chi prende in giro la gente deforme, chi ride leggero dei drammi degli altri, chi dimentica che per aprire il regalo bisogna prima stracciare l’incarto

contro di loro, per oggi, nessuna rabbia; piuttosto un sorriso - appena beffardo - e un po’ di confetti.

Biglietto nella bomboniera: Paola e Lager

Il varco è qui?

[Fotogrammi imolesi

—Uno— (cioè la verità che sgomita fra le parole sbrodolate per nasconderla)

…e la montatura color tabacco marrone e oro sì vedi questo è il color tabacco sono i miei colori è che prima ne avevo un altra più grossa che però era provvisoria perché quell’altra si era rotta ma non potevo cambiare le lenti allora sul momento l’avevo presa poi invece ho trovato questa più sottile che naturalmente era anche la più costosa però è proprio figa e
ila sono disperata.

—Due— (cioè le persone che non vedi da millenni, però loro vedono te) (MA BELLA ANNALI’!!!)

…e ti leggo sempre ogni volta che appare il pallino lì accanto quando aggiorni…

—Tre— (cioè quando dal palco cantano, leggono poesie, e se non fossi così cinica mi convincerebbero davvero che il varco è qui)

Mi pareva di vivere sotto una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena, mi separava dal quid definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: un’esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione. Ma questo era un limite irraggiungibile. La campana di vetro persisteva intorno a me, ed ora sapevo ch’essa non si sarebbe mai infranta.
(Montale)

—Quattro— (cioè quando si presenta un’Occasione)

…sì vengo qui ma sono di san ruffillo… certo che posso darti passaggi al giovedì…

—Cinque— (cioè quando racconto sempre la stessa storia, ma rendendola ogni volta più buffa, terribile e teatrale – invece c’era in mezzo una persona, e anche un po’ di voler bene che non so mai dire)

…bah, è stato veramente un errore, è che pensavo…

—Sei— (cioè quando rimane in testa un motivetto – Parsifal, Parsifal, non ti fermare…)

Non fermarti alla corte delle anime nane
Che ripetono i gesti e non sanno capire
Non salire al castello dei giovani giusti
Che adorano il sole
E’ quel sole lo specchio di chi
non si vuole vedere.

[Ehm, vi ringrazio del consiglio, ma ecco, potreste per favore dirmi chi è che adora il sole e chi invece si vede davvero?
Vostro Parsifal
]

Da qui si vede che ho tempo da perdere

[No, non ridete di questo post, certe cose sono drammi esistenziali. In fondo ho la responsabilità di una sventurata che viene a ripetizioni, non posso dirle puttanate. Quindi, latinisti e colleghi letterandi, oltre a sparlare di Dio applicatevi a questioni più (pffff) concrete]

Haec (la res publica minor) aut Atheniensium erit aut Carthaginiensium aut alterius alicuius urbis quae non ad omnis pertineat homines sed ad certos.

C’è Seneca che sproloquia di res publica maior e minor, ovvero lo Stato filosofeggiante universale che accomuna l’umanità e lo Stato terreno e locale, che gli stava ormai un po’ sui coglioni. Parlando di quest’ultimo, dice:
Questa sarà o degli Ateniesi o dei Cartaginesi o di qualche altra città che non riguarda tutti ma determinati uomini.

Così almeno traducono le versioni su internet, nonché la più autorevole buona vecchia prof M. del corso di traduzione universitario, che me la diede per buona.
Però.
Alterius era l’altro tra due, no? Quindi torna poco, lui starebbe parlando di qualunque altra città. Invece, se rendessimo alterius aggettivo di urbis, potremmo dire che la res publica minor è “…degli Ateniesi o dei Cartaginesi o di qualcuno di (che appartiene a) quella città, fra le due (maior e minor), che non riguarda tutti ma determinati uomini”. Ehm, no?
Perorerò la mia causa adducendo le seguenti prove a mio favore:
1) Così alterius si riferirebbe effettivamente a una cosa tra due
2) Gli altri elementi del aut… aut… aut… sono popolazioni, non città; infatti Seneca era più sveglio di chi lo traduce. Dài, che cazzo vuol dire che lo stato è di una città? Sarà di qualcuno, eccheccavolo!

Ok.
Ora stroncatemi.