Monthly Archives: ottobre 2005

A pagina 55

Causa amnesia geometrica, l’altro giorno ho tirato fuori il libro di prima; e mentre cercavo triangoli, sono inciampata in una frase a bordo pagina, annotata debolmente a matita. Una tredicenne di mia conoscenza aveva scritto “w adesso“. E la sua attuale collega, di cinque anni più vecchia, ha trovato a pagina 55 una lezione più importante del teorema sul triangolo isoscele.

[Ho letto in un libro: “La felicità è da inventare. Come altre creazioni e aspirazioni umane, la felicità non è qualcosa che esiste da qualche parte e che bisogna scoprire. E’ qualcosa che esiste solo se qualcuno la fa esistere”]

Firulì firulà

Arcobaleno da camera mia

I – Ah sai che c’è un concerto in novembre… di uno che dovrebbe piacerti!
M – …Nordio?!?
I – Sì!
M – See! Ci andiamo? Ah poi il dodici faccio un concerto io, vieni?

[Magnificamente normale]

Speravo di rivederti

Giusto a una manifestazione potevamo incontrarci, io e te.
Figlia di un sindacalista, alle medie ti s’inquadrava già come quella un po’ diversa, quella che aveva visto il matrimonio dei suoi genitori, quella (l’unica, allora) che non faceva religione – anche se poi la prof t’è piaciuta e sei sempre rimasta; così potevo tentare con te qualche sgangherato battibecco teologico da tredicenne.

F – Allora, cosa vuoi fare dopo, scienze politiche o giurisprudenza?
Ehm. No, aspetta, devi esserti persa qualche puntata. Ora non mi rimettere questi dubbi che c’è già abbastanza carne al fuoco. (Però mi tenta).

In quel pantano di aggressività e sentimenti andati a male che era la mia classe di allora, riuscivi a volare un poco più alto, senza inzaccherarti troppo nella melma dove si mischiavano torto e ragione, offese gratuite e ripicche violente.
Mi stavi appresso. Mi stupiva e mi disarmava che non ti lasciassi spaventare dal mio caratteraccio, e per questo un po’ mi mettevi paura. Non potevo fidarmi di te… eri l’unica dichiaratamente atea eppure sapevi tanto di pietà… perchè altrimenti non avresti avuto ragioni per cercare una rompiballe come me… no?

F – Speravo di rivederti… quando sentivo quella che abita sotto di te, mi venivi in mente… ci sentiamo eh?
Sì, ci sentiamo. Perchè sono passati quasi cinque anni, e io ho smesso da un pezzo di avere paura.

[Ah, sono andata a manifestare. Folkloristico.]

(Pre)Occupazione

Prima di scrivere questo post, mi sono illusa di poter capire qualcosa della riforma Moratti dando un’occhiata in giro per la rete; ma sono stata presto travolta da un fiume di informazioni contraddittorie, accuse strumentali, piogge di opinioni e nessun fatto. Un po’ di oggettività si può recuperare andando a leggere direttamente il testo della legge; precisamente, dei recenti decreti che la applicano:

Scuola superiore
Professori universitari

Ora, quello sulla scuola superiore è già stato approvato, il 17 ottobre scorso. C’è ben poco da fare, se non sperare nel prossimo governo. L’attuale protesta, che sta coinvolgendo molte università italiane, riguarda il "riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei professori universitari". Qui trovate alcune considerazioni sugli articoli del decreto contestati.

Non voglio entrare nel merito della riforma, anche perchè, nonostante abbia cercato di informarmi, il problema è complesso e di certo non ne so abbastanza. Sono altre le ragioni per cui l’occupazione iniziata oggi mi lascia molto perplessa.
1) Il modo in cui è stata decisa. Raccogliere centinaia di studenti urlanti in un cortile e decidere per acclamazione, quando non si sentiva nemmeno per cosa si stesse votando, significa ammettere di essere davvero una specie di inconsapevole folla manzoniana. Ci riuniamo in annoiate assemblee in cui non sappiamo mai di che parlare, mentre per decidere le cose importanti improvvisiamo rumorose ammucchiate che non hanno nulla di democratico. …Barabba, barabba…! Vince chi grida più forte.
2) Assenza di dibattito. Prima di votare una qualunque decisione, credo sia bene avere la possibilità di sentire un po’ tutte le campane, per farsi un’idea più completa; sia riguardo ai contenuti – la legge – che sulla forma di protesta scelta. Serve a noi per capire, per informarci; anche perchè il problema specifico riguarda l’università, un ambiente che non conosciamo, perciò è doppiamente difficile comprendere -  tanto che mi domando se non sia meglio astenersi dal dare opinioni senza cognizione di causa.
Ma soprattutto, essere consapevoli di quel che si fa significa essere liberi. Che libertà c’è nel lasciare che altri decidano per noi? E’ libera una scelta fatta nelle condizioni di stamattina? E’ libera una decisione così affrettata, presa senza conoscere i termini della questione?
3) Utilità. Occupare e manifestare sembrano le uniche possibilità che abbiamo per farci sentire, oltre al voto. Penso che una protesta, qualunque essa sia, non possa mai essere fine a se stessa: si fa per ottenere qualcosa – magari una piccola cosa, per carità; aggiungiamo pure la nostra goccia nel mare. Non sono pregiudizialmente contraria a occupazioni e simili; ma credo bisogna riflettere bene sul rapporto "costi/benefici".
Ormai, le proteste autunnali degli studenti sono inflazionate. Il "potere" al massimo ci ride in faccia: ma sì, i soliti adolescenti che giocano a ribellarsi tanto per perdere qualche ora di scuola, senza neanche sapere quel che fanno; si sgonfieranno, passerà l’ondata, lasciamoli divertire fino a Natale.
Abusare delle forme di protesta ci fa perdere credibilità! Al lupo, al lupo… D’altra parte, se continuiamo ad organizzare occupazioni improvvisate da una ristrettissima minoranza di attivisti, seguiti da festanti pecorelle in cerca di vacanze, per forza ci creiamo la fama di irresponsabili disinformati e sempliciotti! …A sentire certi commenti tra la folla, stamattina, mi vien quasi da pensare che sia una fama giustificata…

Chi ascolta gli occupanti? A Roma importa se il Fermi è occupato? D’accordo, questo non deve diventare un alibi per non fare niente. Tutti insieme si può far rumore, qualche articolo di giornale è meglio di niente, serve a dire: ci siamo, e siamo contro. Guai se le leggi sbagliate passassero nel silenzio e nell’indifferenza.
Però dobbiamo far rumore in un modo diverso, un modo che non permetta a nessuno di accusarci di fancazzismo. Occupare danneggia soltanto noi e la nostra causa. Poteva avere senso finchè era un tipo di protesta nuova, sentita, che faceva scalpore. Oggi non più, oggi è normale. Non solo raccogliamo l’indifferenza dei politici, ma se perdiamo credibilità perdiamo anche il sostegno dell’opinione pubblica; la gente avrà un motivo in più per sbuffare: bah, tanto protestano sempre, solo per fare un po’ di casino e saltare la scuola.

Facciamoglielo vedere, che non è così. Rifiutiamoci di diventare popolo bue,  di acclamare qualcosa senza sapere perchè. Riprendiamoci la nostra vera, consapevole libertà.

Ho abdicato alla mia libertà

e ora devo convincermi a riprendermela.
Respirone, e avanti.

[Ma devi volerlo]

Ora spengo la luce

Mio padre è da mamma in ospedale,
non c’è nessuno,
ho messo su Einaudi,
ora spengo la luce,
e mi guardo il cielo lampeggiare

Talenti

"questa mi esce proprio dal cuore: le persone che sanno di avere delle qualità non lo dicono ai quattro venti, non lo ripetono ogni tot..quasi come per convincersene…
Le persone che sono consapevoli di esistere mica te lo schiaffano in faccia giorno dopo giorno no?
E cosi si vive..punto.
A buon intenditor poche parole!"
 
Tra un fazzoletto e l’altro – etciù – mi sono imbattuta in questo mezzo sfogo dell’ele. Post che come al solito non mi ha lasciato indifferente, dando invece un altra bella spinta al cricetino che corre instancabilmente sulla ruota, nella mia testa.
Un po’ mi è venuto da sorridere, pensando che lei stessa è fra le persone che sanno di avere delle qualità (anche se ho sempre avuto qualche dubbio. Non sul fatto che le abbia, ma sul fatto che ci creda fino in fondo). D’accordo, non le pubblicizza ai quattro venti - o forse sono io che non ci faccio più caso, ormai la mia elecentrica preferita m’ha corrotto definitivamente ^^ – ma chissà, qualcuno ogni tanto una involontaria gomitata dal suo ego se la sarà beccata. Così come sarà di certo capitato a me di calpestare una persona per sbaglio, mentre ero tutta concentrata a rappezzare la mia autostima.
Mi ha fatto riflettere quell’osservazione: "…quasi come per convincersene…". E’ vero, ci si vanta per convincere se stessi del proprio valore.

Immagino succeda un po’ a tutti – abbiamo bisogno di conferme, così spesso elaboriamo qualche traballante metodo per raccattare fiducia. Purtroppo, a volte pensiamo di trovarla sbandierando in giro la nostra presunta superiorità; o aggrappandoci con tutte le forze a quelle due capacità di cui siamo abbastanza certi, per non naufragare nelle tante insicurezze.

 
Però – c’è un però – non bisogna cadere nemmeno nell’eccesso opposto. Ammetto che qualche volta ho contato fino a mille prima di interrompere, ad esempio, la nenia dei purtuttavia lanciando qualche quesitone filosofico – tutte le mie 465 personalità paranoiche si riunivano chiedendosi se fosse il caso, finchè arrivava la Razionalità a dar loro 465 calcioni nel sedere, ricordandomi che anche sotterrare i propri talenti è una cazzata.
C’è gente – a volte anch’io – che non ha il coraggio di sfruttare a fondo le sue capacità, mentre dovrebbe vergognarsi molto di più di buttar via cio che sa fare, trascinando se stesso e gli altri sempre al ribasso; e magari aggiungendo al quadretto un po’ di gratuita lamentazione. Questo non lo posso accettare, e quando mi ritrovo complice del pessimismo scolastico-cosmico, finisco sempre a mangiarmi le mani. 
 
Tanto per finire con la sempreverde teoria della via di mezzo, credo che tra sbandierare in modo indelicato le nostre qualità e nasconderle vigliaccamente si possa trovare un buon compromesso: semplicemente, usarle.

Non ho abbastanza parole

Stasera non ho abbastanza parole. Avrei voluto raccontarvi di una panchina un po’ nascosta, cercata per fuggire a una festa di bambini; di un libro che m’ero portata ma non ho aperto, perché mi sono distratta a tagliuzzare un filo d’erba. E poi, dei pensieri venuti a cullarmi in quella strana pace; dei colpi sordi, che ancora agitano un vecchio baule in cui ho sigillato qualcuno da anni, per potermi salvare; e della rassicurante solitudine dove ho slacciato la maschera – solo a me dovevo render conto di un’aria che pareva triste. Ma queste semplici cose che accadono ascoltando musica al tramonto, non posso spiegarvele. Ci sono poesie che non si scrivono, si vivono soltanto.