Monthly Archives: ottobre 2008

No perché poi la gente ci crede

“Hanno usato strumentalmente la scuola, pensate all’università dove non abbiamo ancora fatto nulla e già hanno mosso critiche e studenti nelle strade con strumentalizzazioni difficilmente definibili”.
(Berlusconi secondo Repubblica)

…Dov’è che non avete ancora fatto nulla?

Legge 133/2008
Art. 16 Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
Art. 66 Turn over (bloccate assunzioni al 20% dei pensionamenti e taglio dei finanziamenti all’università)

Approvato il 6 agosto 2008.

Poveri piccoli studenti, strumentalizzati dai comunisti cattivi.

Montale, Felicità raggiunta

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case

Siccome non mi fido di nessuno

…almeno su temi politici, ho pensato di indagare un po’ per conto mio.

Nella conferenza stampa del 22 ottobre, Berlusconi ha fatto alcune affermazioni contraddette dai dati OCSE.

1) “Il 96% della spesa per la scuola va in stipendi”
No. Secondo l’OCSE, sommando stipendi di insegnanti e altro personale in tutti i gradi di scuola, si arriva all’80,4%. In linea con la media OECD (vari paesi sviluppati di tutto il mondo) del 79,9%.

(Non me l’ha detto nessun giornalista comunista, basta consultare il rapporto Education at glance 2008 e cliccare su Indicator B6: On what services and resources is education funding spent?, tabella T_B6.2b)

2) “Siamo al primo posto in quanto a spesa per studente”
No. Considerando tutti i livelli di istruzione, tra i Paesi OECD l’Italia è al sedicesimo posto. (Indicator B1 – scheda C_B1.1).
Per fare un esempio specifico, il costo medio per uno studente della secondaria in Italia è 7.648 dollari all’anno. Anche limitandosi ai Paesi dell’Europa a 19, la media è 7.600 dollari. Per dire, la Francia ne spende di più (8.927), e la Germania quasi come noi, 7.637 (scheda T_B1).

3) “In Europa c’è un docente ogni 13 studenti, in Italia uno ogni 9″
No. Per essere precisi, il dato oscilla tra il 10,7 delle elementari e l’11 delle superiori (Indicator D2, scheda C_D2.3 – ironia della sorte, anche il documento del Ministero riporta gli stessi dati, a pag. 22) contro una media dell’Europa che è quasi uguale per le superiori (11,5) e molto maggiore solo per le elementari (14).
Il dato sul rapporto docenti/studenti meriterebbe comunque uno studio più approfondito e critico (uno spunto si trova qui, pag. 4). Infatti, in alcuni Paesi europei:
a) i disabili non sono integrati nelle classi normali, ma in scuole speciali, non considerate parte del sistema di istruzione. Questo consente di creare classi più numerose ed elimina gli insegnanti di sostegno, che in Italia sono ben il 12% del corpo docente.
b) parte del personale addetto al funzionamento della scuola (assistenza mensa, aiuto allo studio…) non è considerato afferente al sistema di istruzione. Bisognerebbe verificare se queste funzioni sono sovrapponibili a quelle qui svolte dai docenti, nel qual caso il dato sarebbe falsato.

Altro, eventualmente, è rimandato a prossime puntate.

Riflessioni sparse (o domande retoriche che fanno insinuazioni sulla decadenza della società):
1) Il Governo fornisce consapevolmente dati falsati? Come mai è così importante convincerci che la spesa italiana per la scuola è eccessiva, quando è perfettamente nella media?
2) Come portare avanti un dialogo se non si fonda sulla verità e la trasparente riflessione sui dati?
3) Perché i giornalisti hanno chiesto al premier se avesse mai manifestato e altre domande da Donna Moderna, invece di chiedere ragione dei dati sbagliati?

P.s.
Non so perché, ma leggere questo articolo è stato una boccata d’aria, mi ha fatto sorridere. Leggerlo FINO IN FONDO, soprattutto il fondo.

 

E quindi non vedrò più

quella testa bianca di ceramica sullo scaffale, i tre quadri alla parete – ne ripassavo i ghirigori con lo sguardo trascorrendo purgatori di minuti-anni – sopra le sedie imbottite e incorniciate d’oro finto-antico

e sopra i seduti ad aspettare, espìanti ciascuno un peccato originale (proteici ammutinamenti, ore gobbe su scrivanie) in attesa di giudizio (un’infermiera chiamerà alle porte, stenderà sul muro le ossa controluce)

Spìavo auspìci nelle facce di chi usciva, come la sentenza fosse un voto dipendente dall’umore – invece che da … ? – sgranando occhi e rosari in tasca

Finché i saluti, lui dice puoi fare quello che ti pare, mamma dice grazie per questi anni (saranno almeno quindici, da quando ha cominciato con mia sorella – saprà anche lei i ghirigori in sala d’attesa?), io salto giù dal lettino

e vado a fare quello che mi pare.

[“Prossima visita solo al bisogno”]

Andarsene

è una sfida.

A se stessi, per vedere se si è capaci. Se finalmente la dignità zitta zitta ha risalito il posto che era della nostalgia, del bisogno a ogni costo, della dipendenza. Se la constatazione – di un’insufficienza, un masochismo, una patologia della relazione – deve ancora mentirsi allo specchio, o può senza patemi condurre a schiette, naturali conseguenze.

Ma soprattutto agli altri. Perché alla fine ci si volta indietro – decretando la sconfitta nella sfida con se stessi – in cerca di qualcuno ostinato ad inseguire, deciso con i fatti a dimostrarci in torto.

Esami eretici

Mamma, mentre mi porge i libri per esami che le ho chiesto di prendermi in biblioteca:

“Ecco… ti ho portato…
Riforma protestante ed eresie nell’italia del Cinquecento,
La Bibbia al rogo : la censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della Scrittura,
Proibito capire : la Chiesa e il volgare nella prima età moderna,
Rinascimento anticlericale : infamia, propaganda e satira in Italia tra Quattro e Cinquecento”

“Ok”

“…”

“…sì?”

“…Questa università è diseducativa.”