Monthly Archives: luglio 2011

(Ma sarai sempre il mio bi.)

Un anno fa entravi dalla porta trovando appeso sul pomello un bel cartello con su scritto un enorme biiiiii – te l’avevo fatto per i due mesi. Mi ricordo bene la tua faccetta, ancora sbarbata, che spuntava dalla porta dandomi della bimbaminkia.

Stasera sei rimasto voltato un po’ troppo, prima di uscire dalla stessa porta – forse mi hai sentito pensare che l’altro ieri era entrato da lì il mio ragazzo, e ora ne stava uscendo un ex. O forse volevi solo fare lo scemo e farmi piangere mettendoti addosso una bella faccia drammatica, beh ti è riuscito perfettamente, siamo finiti come al solito abbracciati, mentre ridevo tra le lacrime insultandoti – vattene, cazzo, lèvati quella faccia lo so che la fai apposta.

Venerdì abbiamo deciso che, nei fatti, resterà tutto quasi uguale, perché non abbiamo il coraggio di troncare, perché ci abbiamo messo sei mesi per lasciarci formalmente, non so quanti ce ne serviranno per lasciarci davvero. Ma ho un po’ ho già iniziato a rendere reale il cambiamento, sfruttandone i lati – per me – positivi, come la libertà di negarmi senza sensi di colpa, senza pensare di venir meno a un dovere. Quelli negativi

(- Non te lo dico se no poi piangi
- Ma no, dimmi
- Mm no
- Dài..
- Eh… è che ho rinunciato all’idea.. di stare insieme a te)

ci vorrà un po’ di tempo per elaborarli.

Stanotte

Dovevo vederla intorno alle quattro, da me. Ma per qualche motivo avevo deciso di vedere anche lui, poche ore prima. Con lui giravamo per uno sconosciuto angolo di città, ricordo un marciapiede assolato, andavamo verso qualche sorta di centro commerciale. Io iniziavo a guardare l’orologio. Lui parlava, ci dicevamo qualcosa, non so, era allegro. Siamo entrati nel centro commerciale, e la mia ansia cresceva.
Non avremmo mai fatto in tempo. Lui non poteva immaginare di dovermi riportare a casa così presto, lui pensava di avere davanti tutto il giorno, tutto il week end, tutta la vita. E io non sapevo come dirgli che avevo un appuntamento.

Dovevo trovare il modo di dirglielo, o tornando a casa si sarebbero incontrati sulla porta. Ma non sapevo come fare. Lui era così tranquillo, gironzolava tra gli scaffali.
Ricordo che a un certo punto piangevo, con la testa nascosta tra gli abiti appesi a un espositore. E lui era da qualche parte lì dietro, non so cosa dicesse, ma evidentemente gliel’avevo spiegato. Non sembrava poi troppo turbato. Mi caricò di nuovo in macchina e tornammo verso casa. Mi chiedevo se avrei fatto in tempo, o se l’avrei fatta aspettare troppo, se si sarebbero visti.
Poi l’immagine del cancello, il parcheggio, chissà se lei è già dall’altra parte, sulla mia porta.

Non ricordo come sia finito il sogno,
sempre che sia finito.

Lack of control

Questa,

una pioggerella fuori,

Farmer John said “It looks like rain”.

la passeggiata intorno a casa poco fa per riprendersi il silenzio, la solita riunione in cui si dibatte di cambiare tutto perché non cambi nulla, ma alla fine tarallucci e vino;

Listen to the wind as she creaks and she moans

e poi le scelte da fare, non fare, chissà.

Isn’t it beautiful
Our lack of control?
No prayers unanswered, or wishes ignored.