Monthly Archives: giugno 2007

Salvatemi

Questa cosa sta avvenendo, all’aperto, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla mia finestra. Poi sto al sesto piano, buona visibilità, acustica perfetta, sembra stiano in camera mia. Concerto gratis, sìsì.

Ora. La musica salentina è anche buffa.

Ma quando faranno un concerto Unz Unz, chi mi darà asilo a casa sua?

Aspetto offerte.

Mi sfogo a caso

Perché non ho voglia di studiare. Perché stamattina mi sono ricordata che la scuola è un po’ puttana e ti tradisce. Perché la montagna di posta in gioco s’è fatta tanto alta che potrebbe crollarmi addosso. Perché qualcuno dovrebbe insegnarmi a disamare i ricordi, ma forse servirebbe un ventennio di psicanalisi. Perché il verbo disamare suona tanto disarmare e mi sembra molto adatto. Perché ho imparato a memoria un discorso bellissimo sui motivi per cui nonnevalelapena, però non ci credo affatto. Perché se ora mi si disegnasse in cielo un chiaro NO, tirerei un sospirone di sollievo, me lo butterei alle spalle e andrei felicemente per altri lidi. Credo. Perché ci sono persone con cui è tutto così semplice e m’invitano ogni volta che m’incontrano, senza che ciò abbia significati metafisici. Perché ho bisogno di rapporti sereni e leggeri. Perché ho voglia di uscire col coro e instupidirmi. Perché ho voglia di uscire con tanti maschi idioti e sparare le stronzate che puoi sparare solo con loro. Perché ho voglia di partire, ma anche di restare. Perché ho un po’ paura di partire, ma so che mi divertirò a inventare una me stessa provvisoria. Perché adesso ho solo voglia di guardarti negli occhi senza alzare la testa, chiederti un come stai non di circostanza, e iniziare a parlarci dentro stupiti e curiosi di noi, come quell’altra estate. Perché ho scommesso ormai troppo e non posso accettare di perdere. Perché so di avere perso, ma non voglio. Perché stavolta sembrava che.

La donna dei mestieri inutili

[Dialoghi semiseri con un letterando] 

G – E’ seccante che più il tempo passa più la letteratura diventi per palati fini
I – No ma infatti il mio secondo scopo nella vita, vagamente connesso col primo di salvare adolescenti nelle favelas, è diventare divulgatrice letteraria. Cioè, ci sono i divulgatori scientifici, perché non quelli letterari? Perché la letteratura deve essere riservata agli ometti un po’ inquietanti che vivono nelle biblioteche… tipo te?
G – Ometto inquietante sarai poi te
I - E non me ne frega un tubo se poi per forza si banalizza. Meglio che più gente conosca qualcosa di banalizzato che nessuno conosca niente.
G – Non so se, come mestiere, sia più evitato e inutile questo o quello di AMICO. Cioè, dai, sei la donna dei mestieri inutili!
I – GRAZIE! mi hai confermato che è il mio futuro! :D

Aria fritta

Senti, non è che puoi spiegare una metafora con un’altra metafora. Né scrivere un libro per spiegare poesie, che va interpretato quanto e più di una poesia. Se ti andava di arrampicarti su parole fumose, scrivevi poesie, cazzo.

Sì, sono stupida e incapace di cogliere la bellezza nebbiosa dei vostri giri di parole. Nella mia vita precedente ero un meccanico unto di grasso e non sapevo fare altro che martellare marmitte.
Sono espressione della gioventù moderna insensibile e superficiale, non in grado di andare oltre le formule chiare da libro del liceo, sono anche pigra quindi voglio il piatto pronto e le cose spiegate fin nei dettagli con chiarezza.

Quindi sicuramente è colpa mia. Ma questo libro non lo sopporto più. E dire che l’ho scelto perché l’altro era quasi peggio.
Però al liceo mi hanno fatto una capa tanta sul non parlare in contumacia, Sisto ha rotto le palle quattro anni dicendo che un’interpretazione va dimostrata citando testo paragrafo riga e parola, e c’aveva solo ragione, cazzo, ché sennò non si capisce niente.
E siccome in 180 pagine di saggio su TUTTA la poesia del novecento tanti esempi non ci possono stare, per forza non si capisce niente.

No ma l’esame è bello. Però datemi i testi, qualche nota in fondo per capirli meglio, e poi parliamo di quello che I POETI hanno da dire sulla realtà, non di quello che I FILOLOGI hanno da dire sui poeti.

Ma forse ho sbagliato tutto. Sono troppo concreta per questa facoltà di aria fritta.

Falsa vibrazione

Non sapendo se e quando scappare, nel dubbio si lasciano indagare, ferme per non compromettersi – restare passivi solleva da responsabilità, vero? – e indugiare ancora in quella falsa vibrazione, che sappiamo è stata solo per il buio, l’estate e la freschezza, una vecchia solitudine curiosa di morire.

Ma io

imparerò mai a farmi i cazzi miei e a guardare le cose solo con i miei occhi?

No perché davvero, se li guardi prima con quelli di una, poi con quelli di un’altra, non ci capisci più niente.

Stasera c’avevo provato a mantenere una posizione. Ho anche resistito fino alla fine, di facciata. Ma non è che ci creda del tutto.
Forse ho difeso quella sbagliata?

[Ora so perché non potrei fare l'avvocato: difenderei tutte le parti in causa] 

Tecniche mnemoniche

"Coalescenza": fenomeno fonologico per cui due segmenti si fondono per semplificare la struttura sillabica.

Due koala abbracciati 

Coalescenza : koalescenza = due segmenti fusi : due koala abbracciati 

Ora sapete quali danni psicologici provoca Glottologia.

Non l’ho scritto io, ma sottoscrivo

Non ci avrei scommesso un calzino

ma tra i libri da studiare per GLOTTOLOGIA – già il nome fa scantàri - ce n’è uno interessante. Piacevole, scritto brillantemente, ironico, fa pure ridere ogni tanto. E già per questo un nobel a Pinker glielo darei, anche se avesse detto un monte di stronzate, solo perché è riuscito a scrivere un saggio non-palloso: una cosa saputa e non comunicata è uno spreco totale. Ne consegue che una cosa comunicata soltanto a quei quattro sfigati che hanno studiato ottantacinque anni, solo per riuscire a comprenderla una volta giunti all’ottantaseiesimo, è uno spreco quasi totale.

Quando appiccico sul blog una poesia semisconosciuta e un po’ ermetica, so che non la leggerà nessuno. Perciò se riesco la spiego, possibilmente senza presupporre che il BloggerMedio sia uno scafato filologo – anche perché non lo sono nemmeno io, quindi di più non potrei fare.

Pinker ha colto il concetto e ha scritto un saggio che intrippa come un romanzo: "L’istinto del linguaggio". Ehi, piano, ho detto come un romanzo, non come Harry Potter, quindi non andate a comprarvelo. Anche perché sono solo al terzo capitolo, potrei ritrattare tutto.

Quanto ai contenuti, ecco, per il momento tenta ingegnosamente di dimostrare una cosa che parrebbe molto ovvia, ma a quanto pare si sono scannati tanto sull’argomento: possiamo pensare anche quel che non sappiamo dire.
C’hanno fatto un milione di esperimenti e ne han dette di ogni (ricordate Orwell e la neolingua, inventata per plagiare il pensiero?), eppure, per capirlo, bastava farsi un giretto cercando parole, tipo il mio del 26 maggio.

E adesso buona vita anche a voi

Nella strada sotto casa festeggiano i clacson, quelli dell’itis fuggono gridando dall’ultimo giorno di scuola.
E per me è passato un anno.
Non me ne sono mai andata davvero, però, forse m’è mancata poco anche per quello – torno sempre lì, i prof li vedo, i compagni che contavano li sento ancora. O sarà che alzarsi tardi è più bello di ogni nostalgia, così come il non studiare più matematica, il non litigare per un’interrogazione programmata.
Però so ancora bene quella strana malinconia mista a sollievo, gli occhi lucidi guardandosi attorno nell’aula diventata improvvisamente ricordo. E oggi mi sento anch’io un po’ lì con loro.