Monthly Archives: luglio 2007

Ma potranno mai incontrarsi

una che cerca la felicita´e uno che l´aspetta?

(Considerazioni sparse da un pc all´altro di un internet point di Monaco)

Adesione all’essere

Volevo dirvi che sono contenta, ho in me un’insolita serenità tibetana, non ho la malinconia del partente nostalgico, né la paura del viaggiatore allo sbaraglio, né l’insopportabile eccitazione da oddio-sarà-il-viaggio-più-bello-della-mia-vita.

Ho chiuso certi conti e non lascio niente in sospeso, ho aperto certe porte e sono curiosa di affacciarmi.

"L’amore non è infatti un gusto, né un calcolo, e neppure un nostro intelligente disegno; esso è un’umile adesione all’essere così come ci si offre."
(Non vi dico di chi è ‘sta frase perché avreste dei pregiudizi. A parte Sammi, chiaro. Ma tu, Sammi, non farti strane idee).

Non so se è proprio l’amore. Insomma, l’amore come accade davvero, l’amore in senso lato, verso gli altri, verso le cose, è poi un guazzabuglio di bisogni e desideri e aspirazioni ed egoismi, tutta roba che c’entra più coi castelli in aria nella testa, piuttosto che con l’essere così com’è.
Forse è una specie di ricetta per un amore stoico e un po’ buddista, non so. In ogni caso, pare una buona strategia per la felicità.

Un po’ utopica, ecco; deve confrontarsi con gli accidenti e le circostanze, funziona giusto qualche volta. Adesso è quella volta, l’ormone è favorevole, la vita tira qualche scherzo ma poi sorride un po’ sorniona.

Domattina parto per l’interrail (MonacoPragaBerlinoNorimberga) e torno il 30 luglio. Avrò moleskine e macchina fotografica, cercherò di afferrare un paio di attimi e regalarveli al ritorno.
Ma è probabile che aderire all’essere mi distrarrà dal registrarlo.

A presto

["Bisogna essere capaci di lasciarsi andare al gusto del presente. Questo non vuol dire che devi cercare oggi tutti i piaceri, ma che devi cercare tutti i piaceri dell’oggi" (F. Savater)]

Posso tornare indietro a insegnarmelo?

Stavolta – e vorrei scrivertelo dentro una bottiglia gettata in un mare che scorre all’indietro, vorrei insegnartelo e spiegarti come avresti potuto non soffrire tanto – ho chiesto chiarezza, l’ho ottenuta, l’ho imposta a me stessa.

[Fare in modo d’incontrare qualcuno è la maniera migliore per non sapere mai se quello avrebbe voluto incontrarti. E siccome adesso non m’interessano le speranze ma un po’ di verità, preferisco rischiare di saperlo] 

E adesso, invece?

E così, finalmente, la mia vecchia scommessa mi ha sorriso da una panchina, ha detto "hai perso", poi s’è alzata piano e l’ho guardata andare via.

Adesso giusto un po’ di nostalgia – quella di quando pieghi bene una speranza, la infili in uno scatolone, chiudi lo scotch e porti in cantina - il bavaglio da stringere sulla consapevolezza di aver buttato un anno, un gruppo e forse la fede – ma no, dovevi tentare – poi tanto coraggio, un respiro a fondo – e sentire, dispersa nell’aria sconfitta, anche una traccia leggera, aroma sottile d’imprevista libertà. 

[28.10.06: "E adesso? E adesso che si fa?"]

Delicatezza

Pensavo alla delicatezza. Che non c’entra coi colori o le ideologie o la religione, c’entra con l’essere umano. Poi si sgarra ogni tanto, arrivano i cinque minuti di cinismo, lo sfogo necessario, l’ironia liberatoria, certo. Ci può stare.
Solo, non avrei voglia di passare troppo tempo con qualcuno che per comunicare se stesso ha bisogno di deridere, attaccare, ridicolizzare sistematicamente qualcun altro. Qualche comunista mi dirà ch’è moralismo cattolico, qualche cattolico mi dirà ch’è moralismo comunista. Vi dirò, non è che m’importi tanto la diatriba.

Non m’importano tanto nemmeno le ragioni del deridere, né di giudicare se siano buone o no, se ci sia diritto, e tutte queste cose belle e inutili con cui ci si diverte argomentando. All’una e un quarto di una notte quasiserena, le ragioni non sanno più che dire.
Vien solo da pensare che alla gente, a qualunque altra gente, sarebbe meglio avvicinarsi sempre cauti e rabdomanti, portando stretti in mano bastante allarme bastante amore.

[Sì, quei due versi di Zanzotto parlavano d'altro, ma a me piace piegarli ai miei loschi fini, ok?]

Si può mai studiare una roba così?

"Per questo aderire, con l’impasto biologico di una lingua corpo che sa rendere il brulichio del sottosuolo e la raggelante luminosità delle altezze, al megatempo della natura e al microtempo dei processi della scienza, alle iperternità e all’appiattimento del consumismo, la poesia di Zanzotto si confronta in modo decisivo con la trasformazione antropologica, conoscitiva, percettiva dei nostri anni."

Ma parla come mangi.