Avanti, Tempo

foto di classe

Buffo e un po’ triste, scontornare sagome passate per attaccarle a una fotografia. Volevo metterceli tutti, nella foto di classe, anche chi è stato bocciato o se n’è andato. Compresi quelli che, forse, dimenticherò presto. Li ho fissati a uno a uno: c’è chi resta piatto e silenzioso dietro il monitor, chi invece salta fuori dalla foto a sbattermi davanti il suo ricordo irrisolto (qualcosa, in fondo, brucia ancora); altri restano tranquilli, salutando sorridenti da un presente ancora vivo.

Soffia un’aria strana, dalla finestra aperta sull’estate – dev’essere il Tempo, avrà scalato la notte per salire fin qua.

Cosa c’è, ti sei acquattato sul balcone per sussurrarmi forse qualche piccolo rimpianto, o un po’ della tua solita nostalgia? No, vedi, stasera il passato non deve gridare troppo forte. Vieni avanti piuttosto – avanti, Tempo, è quella la tua strada; la nostra, ineluttabile strada – siediti adesso, e comincia a raccontare.

E si sovrappongono anni di voci diverse e immagini dissolte una nell’altra, bufera polverosa di milioni di ricordi in affannoso inseguimento, rincorrendo disperati un posto in salvo dall’oblio.

Quant’è passato, da quando hai iniziato a raccontare? Minuti, giorni o anni forse – là dov’ero, gli orologi impazziscono e discordi segnano date fittizie – ma non importa, ora so che è tardi (un coniglio bianco corre via dietro la porta: è tardi!); e poi là fuori ti rivogliono, Tempo.

Grazie di esserti fermato un poco. Ora scendi i gradini della notte, non voltarti, e fuggi via.