Niente di che

[Per i nuovi arrivati: vedere e parte] 

- Sa che credo di aver dimenticato un aggettivo
- Ancora? No, basta, ho chiuso lo sportello, stavamo andando a berci qualcosa, no?
- …Sì… beh, era per fare conversazione.
- Altri argomenti?
- Uhm, vede, qui una volta era tutta campagna…
- Scema
- Grazie
- Vabbè, mi dica l’aggettivo
- No se non le interes
- Avanti
- Ecco, non saprei come definirlo. Capace di affetto giusto.
- Giusto?
- Cioè, giusto per me. Adeguato. Lei non ha mai freddo?
- Sì considerando che le mezze stagioni ormai
- …dentro. Freddo dentro.
- Sì.
- Ecco, succede quando non c’è affetto giusto.
- Succede quando non c’è proprio affetto, mi pare.
- Ma a volte c’è, eppure non tocca, non commuove.
- Perché lei è indifferente
- Cosa?
- Amor c’ha nullo amato amar perdona. Non può non commuoversi.
- Lo sa, vero, ch’è il verso più famoso e più falso della letteratura
- Quindi è anche cinica
- Senta, vada a raccontar l’amore stilnovista a Quasimodo. Poi vediamo se non la scaraventa giù da Notre Dame.
- Però con lei funziona.
- …
- Io l’ho assillata e lei è uscita con me.
- Sarà carenza d’affetto.
- Ah grazie. Basta che respiri, via.
- Ma no, nel senso che magari il suo affetto è quello giusto.
- E com’è quello giusto?
- Non lo so. Ne ho visti solo di sbagliati
- Poi ero io quello vittimista
- …
- Dai, scherzavo. Mi dica.
- …
- Ehi, che s’è offesa?
- …
- Dai, veramente, scherzavo. Scusi, è che… l’imbarazzo s’affoga nell’ironia
- …
- …E poi la capisco. In realtà… anch’io, credo, ne ho visti solo di sbagliati.
- …
- Però mi dica qualcosa, dai, l’ascolto! Perché non parla?
- Per risponderle
- Cosa?
- Ora sa qual è l’affetto giusto
- …
- …
- Ho solo insistito un po’, via. Niente di che.
- Ma guardi che l’affetto è niente di che. Insistere un po’, e niente di che.
- Dev’essere un niente difficile, se non ci prende nessuno.
- Non ci prendono quelli che pensano sia difficile. S’immaginano l’affetto con qualche sembianza mitica, ci mettono la A maiuscola, e aspettano l’Eroe che piombi in camera sfondando il vetro della finestra.
- E chiaramente non arriva.
- Arriva, arriva. Ma in genere dalla porta, bussando piano.
- Oppure non bussa nemmeno, sta lì ad aspettare
- Che qualcuno apra, da dentro
- Ma come fa ad aprire, se non sa chi c’è fuori
- E come fa a sapere chi c’è fuori, se non apre?
- Potrebbe guardare dallo spioncino.
- Ma lei ha paura?
- Io? Di che?
- Di aprire. Gli spioncini li hanno inventati per chi ha paura.
- Sa che quest’allegoria mi sta confondendo?
- Ah, se la prenda con l’autrice, decide lei lo stile.
- Secondo me anche le allegorie le hanno inventate per chi ha paura.
- Già, l’autrice dev’esser piuttosto vigliacca.
- Per esempio, con questo escamotage ha evitato la discussione più difficile.
- E così l’ha evitata anche lei. Lei-tu.
- Già, forse dovremmo darci del tu.
- E arrivare a questo benedetto pub.
- Ma è più bello non arrivarci, no? E’ così buzzatiano.
- Ehi, questa è una frase da uno-che-aspetta-l’eroe-che-piomba-in-camera-ecc-ecc.
- O da uno che vuole prolungare il viaggio
- Non vale, questo è spalancare la porta
- Così la smette di dire che ho paura
- Perché, non ne ha?
- Un sacco
- Anch’io
- …
- …
- Ma non dovevamo darci del tu? 

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  1. eigis

    mi piace di brutto sta toppa!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Ashley

    Ti propongo un dialogo alla stazione. Diverso. Vero e diverso. Te lo contestualizzo. Ore 19.30. Stazione centrale. Milano. Binario 23. Treno per Novi Ligure. Salgo. Parte. Dicono. No, non parte. Il ritardo è indefinito. Scendo. Non ho altri treni. Aspetto. Parte. Dicono. Salgo. Non parte. Scendo. L’ora più lunga della mia vita. Pare proprio che ora parta. E invece no. Il treno successivo parte..adesso. Corro al binario 15. Il peso della cultura mi sfianca. Salgo. Ansimo. Appena in tempo. Arriva il capotreno ed..eccoci. Prima di salire mi dice:
    -Vuoi dirmi qualcosa?
    -No, niente. (faccia interdetta)
    -Ecco, vedi..ti do del tu tanto sei giovane..vedi come siamo. Io ti esprimo tutta la mia disponibilità a sapere cosa hai da dire e tu non hai da dirmi niente.
    -Ma, veramente..
    -Sai come dice il proverbio?
    -Fidarsi è..
    Sale, si parte, finalmente. Si sporge dallo sportello aperto. Uno sta rincorrendo il treno: vuole salire. “Non qui, non può, ci sono io, mi dispiace” gli dice con calma. Chiude. Si gira verso di me.
    -Non potevo. Si faceva male.
    -Infatti, sì..
    -Poi se si faceva male, era colpa mia. E tu eri testimone.
    -Beh, insomma..
    -No, no se ti chiamava il giudice tu gliel’avresti detto. Il giudice è il giudice.
    -La Verità, tutta la Verità..
    -La Verità? Chi la sa la Verità? Si faceva male e io cos’avevo fatto?L’avevo invitato a salire?
    - No, no..
    -Ah, basta..il proverbio?
    -Non lo so..
    -Che importa, non me lo ricordo. Hai un biglietto da bucare?
    -Eccolo
    -Vado, ti lascio in pace.

    In un’altra vita e con un’altra età gli sarei corsa dietro.

  3. toppe

    …quando la vita è più fantasiosa della letteratura, insomma o.O
    Anch’io avrei volentieri inseguito diversi controllori che ho lasciato sul treno – sia in senso letterale che metaforico.
    Ma ci vorrebbe sempre un’altra vita, un’altra età, un altro coraggio. E un’eternità per sperimentare tutte le possibilità possibili, tutte le persone passate.

  4. Ashley

    Ho alcune domande:
    1)Posti o commenti di solito di notte..ma..quand’è che dormi?
    2)Sei annoverata tra coloro che hanno letto “Orgoglio e pregiudizio”, vero?
    3)Ehm..non è una domanda. La mia “letteratura” è scarna e rende un decimo del dialogo tralasciando espressioni, frasi a metà e..quello che rende la vita vita. Comunque, non volevo dire questo. Bensì..in realtà, non mi affascina molto il concetto “sperimentare tutte le possibilità possibili”, preferisco il rischio della scelta.
    Saluti.

  5. toppe

    1) Semplice: di giorno.
    2) Purtroppo no. Cioè, non so se deve essere un “purtroppo”; comunque, no.
    3) Che affascini o meno, la scelta è comunque obbligata, quindi meglio per te che la preferisci. Ma, mi permetto, se per un attimo hai accarezzato l’idea d’inseguire il tipo e non l’hai fatto… un po’ di fascino degli altri percorsi possibili l’hai subito pure tu, no?
    P.s.
    voglio vedere la tua faccia, prima o poi! Oltre che leggere altri pezzi della tua letteratura (non)scarna. Riapriamo un blog, essù…

  6. Ashley

    A questo punto non so se dire “Buongiorno!” o “Buonanotte!”. Comunque..il “purtroppo” deve essere accompagnato da un sospiro e da un senso di mancanza indefinito di uno che non sa bene cosa gli manca. Leggilo. Non è un ordine, nè un imperativo. E’ un “fidati, leggilo”.
    Già, Fantasilandia mi affascina in un lampo e di tour con o senza guida ne ho fatti parecchi, ma segue presto un lampo di lucidità, un “ma non avrei avuto..” che mi fa gongolare per quello che ho.
    Per il blog la vedo dura..sono giusto riuscita adesso a disintossicarmi, lasciandolo libero per il web senza privatizzazione (era una sorta di autopunizione o meglio autostacolo che di solito con me funzionano..mi inganno facilmente).
    Ci vedremo, un giorno, sicuramente, anche perchè secondo me ci faremmo delle gran ghigne. Colloco il giorno dopo il mio esame di Anatomia (che è..vai a studiare, cretina!Mi sono fatta paura..vedi sopra) e troveremo un metodo di riconoscimento del tipo..mmm..mi appoggio in posizione plastica a una colonna dei portici di via Zamboni con un postit giallo sulla fronte con su scritto “Ashley” o..vedremo.
    Aorta? Stai molto calma, sto arrivando..scusala, pensa di essere indispensabile.
    Saluti.