Le Norme.

Chissà cosa c’entrano le norme della società con la complessità dei sentimenti.
Pensiamo a cosa sia giusto o sbagliato, sentiamo il tollerabile e l’intollerabile, ma chissà cosa viene da dentro e cosa da fuori; cosa è una personale, insopprimibile necessità e cosa, invece, solo un’aspettativa che ci hanno insegnato ad avere.

I sentimenti sono sempre sgusciati via dalle norme, in un florilegio di adulteri e compromessi, ma lo hanno fatto di nascosto, gravidi di sensi di colpa e aspettative deluse. Così mi domando se le tragedie conseguenti non derivino tanto dalla violazione in sé, quanto dai significati ad essa attribuiti – tipo: vado con un altro, quindi sono colpevole; oppure va con un altro, quindi devo sentirmi tradito, o non amato abbastanza.

Ci hanno insegnato che si ama una persona per volta, che amare qualcuno significa tenerlo al centro dei propri pensieri, sperare sia per sempre, farci del buon sesso regolare e non farlo con nessun altro, eccetera.

Ma potrebbe essere più complicato di così.

[E quanto mi piacerebbe sguazzare in una libera e rischiosa anomia, stando ciascuno in intimo contatto coi propri sentimenti, senza deformarli attraverso mediazioni culturali. Penso diventerebbe presto un continuo, certosino lavoro di ricostruzione delle regole - indispensabili, tra più persone - ma sarebbero regole nuove, concertate su misura e sempre passibili di revisione; progettate soltanto per non farsi del male.
Eppure dicono che, alla fine, ci si faccia del male lo stesso.
]

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  1. Soffo (o Saffo? :P)

    Carissima Ila,

    Come sempre e’ un piacere leggerti e spiare da lontano quello che succede nella tua vita – o quello che passa per la tua mente. A parte il fatto che scrivi divinamente (which is also a constant reminder for me of the progressive erosion of my own writing skills in Italian), hai una sensibilita’ acutissima e davvero pazzesca.

    Le tue osservazioni a proposito dei condizionamenti e le mediazioni culturali dei sentimenti sono davvero preziose e importantissime, ed anche alla base di diversi gruppi di mobilitazione socio-politica.

    Il fatto e’ che siamo socialmente condizionat* ad essere, sentire ed agire. Queste “costruzioni sociali” – o come le chiamano in Inglese “social constructs” – agiscono su molteplici livelli della persona, l’individuo, ed intere comunita’.

    L’idea e’ che questi “social constructs” (come per esempio i ruoli e le identita’ di genere) vengono imposti su di noi da diversi istituzioni sociali (la famiglia, lo stato e il governo, la religione, la scuola, i mass media, il settore medico, ecc.) come norme predefinite ed innate. Impariamo presto infatti che, specialmente in quanto donne, dobbiamo evitare comportamenti e stili di vita “promiscui”, dobbiamo essere monogame, fedeli, ed pretendere lo stesso dal nostrO partner (il quale deve essere rigorosamente maschio – of course, e possibilmente della nostra eta’/generazione/ceppo sociale/etnia).

    *nota che le stesse norme e construzioni sociali non valgono per gli uomini che molto spesso, e in particolare in una cultura machista e maschilista come quella Italiana, vengono incoraggiati anzi ad assumere comportamenti e vite promiscue/infedeli/poligame per esaltare la propria virilita’.

    Il punto e’ che tutte queste norme sociali del cazzo (just in case it wasn’t clear already how I feel about all this bullshit) ci vengono rigurgitate addosso fin dalla nasciata tipo manuale-istruzioni-di vita. Questo e’ il modo in cui ti devi comportare, vestire, conciare; questo e’ il modo in cui devi socializzare con quell* del sesso opposto e quell* dello stesso sesso; questo e’ il modo in cui devi essere, sentire e vivere. Questo e’ il modo in cui devi amare.

    La meraviglia pero’ sta proprio nel fatto che alla fine dei conti tutte ste norme sono solo delle costruzioni sociali, delle impalcature, dei burattini ben mascherati, e che quindi, cosi’ come vengono costruite, possono anche essere “deconstructed”. Non distrutte, ma semplicemente decostruite, smontate. Il mio spirito anarchico vorrebe gridare che le norme non servono a un cazzo e che sicuramente di queste norme di merda non me ne faccio niente personalmente. Ma per un sacco di gente queste norme funzionano bene, quindi e’ importante “decostruirle” invece che distruggerle in modo tale da liberare dal giogo gli oppressi, ma anche da permettere al resto della gente di sguazzare nelle loro norme sociali.

    L’anarchia ha fallito, ma forse – almeno a livello individuale – l’anomia qualche speranza ce l’ha. Che ne dici?

    Insomma, per farla breve, sono d’accordo con te mia cara, anche sta volta: E’ decisamente piu’ complicato di cosi’. :)

    p.s. se tutto va bene da settembre comincio a scrivere la tesi, e ho intenzione di farla porprio su questo soggetto, ma invece di concentrarmi su “the affect of love” la mia ricerca sara’ sull’ “affect of rage”. Attraverso la mia tesi cerchero per l’appunto di “deconstruct” il modo in cui la rabbia viene rappresentata, costruita e regolata nella societa’ e come espressioni pubbliche di odio e rabbia siano constamente invalidate, censurate e fatte tabu’.

    Ti bacio e abbraccio forte,

    La Tua Ammiratrice Lonata

  2. toppe

    So’! Credo deterrai il record per i commenti più Lunghi E Intelligenti.
    Sono molto d’accordo con la tua riflessione, specie quando parli del decostruire le norme sociali, anziché distruggerle. Credo sia un punto cruciale: non penso saremmo in grado di vivere *senza* norme. Al massimo possiamo riconoscere che quelle norme, che sembrano così “naturali”, sono state invece costruite, e quindi nulla vieta di cambiarle, farne di nuove su misura per ciascuno.

    Mi fa riflettere anche il fatto che “per un sacco di gente funzionano bene”. Noi stessi siamo il prodotto delle norme, e buona parte di esse non sono un giogo, ma una necessità (per dire: anche il linguaggio è un insieme di norme sociali). Così, non potrebbe essere che non possiamo più farne a meno? Che fanno ormai parte della nostra identità, che le sentiamo “nostre”, per quanto originariamente venute dall’esterno?
    Ci pensavo perché, per quanto io metta volentieri in dubbio, ad esempio, le norme tradizionali sulle relazioni affettive, mi rendo conto che la maggior parte delle persone non potrebbe mai accettare, che so, la poligamia. E non per chiusura mentale, ma proprio perché ormai la fedeltà è entrata tra le loro più profonde necessità – così come, se qualcuno venisse a propagandarmi il burka, col cazzo che rinuncerei alle MIE norme culturali di parità tra i sessi, tanto sono radicate in me.

  3. Soffo (o Saffo? :P)

    Lunghi sicuramente, intelligenti non saprei…hahaha Ma grazie cara, sei come sempre dolcissima.

    Mi sento in dovere di chiarificare pero’ che la mia riflessione e’ in gran parte informata da quello che studio e dalla cultura femminista che ha dato origine a queste teorie di “costruzioni sociali”.

    Alla base della maggiorparte dei processi di “decostruzione” delle norme sociali e’ la questione di “internalized oppression” (oppressione interiorizzata?). Molta gente finisce coll’interiorizzare rigide norme sociali che sono di fatto alla base della loro stessa oppressione e discriminazione sociale. Pensa per esempio a i gay e le lesbiche si battono avidamente CONTRO i matrimoni gay e le unioni di fatto. O tutta quella percentuale di gente del Sud che ha votato per Berlusconi, o persino Bossi. ecc. Oppure tutte quelle donne che, dopo la seconda guerra modiale, si schierarono contro le femministe rifiutandosi di promuovere ed appoggiare le campagne per il voto alle donne.
    Il problema per me e’ che troppo spesso attivisti e attiviste si sentono autorizzati a criticare questi gruppi di persone senza tenere conto dei processi di interiorizzazione dell’oppressione. Non sono del papere che le scelte e posizioni politiche di questa gente possano o debbano essere ridotte all’idea di “falsa coscienza” la quale non credo sia sinonimo di “oppressione interiorizzata”. Insomma tutto questo e’ per dire che anche io sono del parare “vivi e lascia vivere”. Quindi chi sono io per dire a te come devi vivere o come liberarti dalla tua oppressione? Tutto quello che io posso fare e’ mostrare a piu’ gente possible come di fatto le norme sociali siano costruite e mantenute dalle instituzioni sociali che ne ne traggono vantaggio. Smascherare che il “normale” e “naturale” sono in tutto e per tutto costruzioni sociali. Se davvero vogliamo scontrarci contro qualcuno, allora sono le istituzione contro le quali ci dovremmo scontrare. Incazziamoci con le istituzioni (come la famiglia, il governo e la chiesa) che sono alla base dell’omofobia, e non con i gay che hanno interiorizzato la loro oppressione che si battono contro i matrimoni gay.

    Senza considerare poi che per un sacco di gente, e proprio come dicevi tu, le norme sociali portano conforto e sicurezza. Non tutti sono in grado o interessati a battersi contro le norme sociali.

    Ila che bello parlare di queste cose con te. Mi manchi.

    Ti voglio bene,

    Sofia