Ora

A volte, scherzando con me stessa, penso che il 21 dicembre di un anno fa sono davvero scivolata giù da una discesa ghiacciata, rompendomi l’osso del collo.
E tutto quello che è venuto dopo – un appassionante crescendo di tentativi riusciti – non è che un magnifico aldilà. Niente nuvolette e luci bianche, ma un sogno molto realistico, dove si lotta come nella vita normale, però alla fine si riesce sempre. E forse una felicità così sarebbe ancora più soddisfacente, perché non si saprebbe di averla per dono divino, ma si penserebbe di averla costruita da sé.

So che non andrà così per sempre. Ci penso quando passeggio sul vialetto di quella casa magnifica che non è mia, e da cui, prima o poi, sarò costretta ad andarmene. Non ne troverò mai più una altrettanto bella. Anche se un giorno riuscissi ad avere di nuovo un giardino, e altri vicini da cui prendere il tè, non sarà mai il monolocale della prima volta, di molte prime volte.

Arriverà anche il momento in cui non potrò più dormire con qualcuno nella totale, rilassante leggerezza di non avere altri ricordi in mezzo. Ora posso dormire senza nemmeno un briciolo di rimpianto, senza nessuna nostalgia perché non c’è stato nessuno, prima, meritevole di nostalgia. Questo tempo invece, comunque andranno le cose, mi mancherà.

Finirà, probabilmente, anche la smania di provare e la libertà di poterlo fare. Arriveranno dei limiti, li metterà la noia zitta zitta, senza farsi accorgere, o forse lo faremo noi, per proteggerci, o forse ancora qualcuno mi costringerà, prima o poi, a fare una scelta. Adesso invece tutto è così possibile, e contemporaneamente.

Tra poco parteciperò alla breve pantomima familiare della cena natalizia, asciutta e silenziosa. Starò naturalmente molto attenta a nascondere la mia felicità, e i miei genitori staranno attenti a nascondere di conoscerla già.
Può darsi che un giorno, finalmente, non mi vergognerò più, e avrò voglia di fargliela sapere. Ma so che per allora, forse, sarà passato anche il tempo in cui potevo farlo.

Ma ora non ci penso, sforzandomi soltanto di prolungare questo ora un altro po’.

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  1. Ro!

    Vero, come sempre. Hai il dono della lucidità, del sapere dove ti trovi e cosa sta succedendo, e questo provoca pessimismo solo se si sta bene o se si è stati bene.
    Auguri, cara amica, auguri di tanti momenti da rimpiangere, perché vorrà dire che li hai vissuti.
    Buon tutto!

  2. samantha

    ciao , mi chiamo Samantha.. ho trovato il tuo blog facendo una ricerca in specifico.. mi piace molto come scrivi , quello che scrivi e il tuo modo di esprimerti , tutto questo blog insomma .. se ti va ti lascio la mia mail, magari mi mandi la tua così ci teniamo in contatto

    sospirisociali@hotmail.it

  3. Tartufone

    La speranza per cui la vita possa essere un eterno presente è totalmente etimologica. Perché anche quando ti arcuerai come un delfino verso il passato e comincerai a costruire con pezzi di risulta, potrai aver già imparato che un “dono” permane, in sottotraccia alla tua esistenza, tenace come una tellina. Questo spero sempre per te, perché temere di sognare il presente è una dolce e lieve autoipnosi, ma quando si sogna il passato si è prossimi alla verità, e può dolere.

    Manchi al mio blog.

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