Allo stesso tavolo

Io e mia sorella mangiamo spesso allo stesso tavolo. Non insieme: allo stesso tavolo.
Ci salutiamo solo a volte, senza una particolare ragione. Stasera, per esempio, no. Sono entrata in sala, ho preso posto in silenzio e ho cominciato a sforchettare. Non guardo mai mia sorella; sposto gli occhi dal piatto alla televisione con aria assente. Il telecomando lo tiene lei e fa zapping di continuo. Non sembra le interessi qualcosa. A me ancor meno, perciò non parliamo neanche per dirci di cambiar canale. Se non mi piace la tv guardo nel vuoto o leggo l’etichetta della bottiglia.

Poco fa, mentre mi mettevo il formaggio sulla pasta, m’è capitato di pensare a chi c’era, lì, seduta accanto. Mi sono ricordata che ha venticinque, no, ventisei anni. V-e-n-t-i-s-e-i anni. Senti come pesa ogni lettera. Se lei ne ha ventisei io ne ho diciotto. D-i-c-i-o-t-t-o. Naa, diciotto pesa meno, diciotto è ancora stupido come numero, sa di liceo, di casino e di incertezza. Ma ventisei. Dovrebbe esser grande. Avere, che ne so, una vita sociale ben piantata, un lavoro, una certa disinvoltura ad arrangiarsi fra le cose.

Ho scoperto su internet che si sta per laureare. La triennale, ancora; ma beh, lavora al museo. Quando non si fa fare il certificato medico per stare a casa, almeno. Argomento della tesi, letteratura cristiana antica.
Non sono sicura che sia normale avere una sorella che si laurea tra una settimana e scoprirlo scrivendo il suo nome nel campo ricerca laureandi.

Dicevo, stavo mettendo il formaggio sulla pasta e mi s’è fermato il cucchiaino in mano. Perché l’ho vista con la coda dell’occhio, l’ho vista per un istante più lungo del solito, ho contato i nostri anni e ho immaginato di aggiungerne ancora, di non sentire più la mamma spentolare in cucina o papà che entra coi commentini fuori luogo. 
Così mi son detta che allora, se abiteremo qui, mi siederò a quel tavolo con pensieri nuovi; magari starò rimuginando su qualche lavoro, o mi chiederò cosa dire a una persona, una che ora cammina la sua strada a svariati chilometri di futuro dalla mia. 
E lì accanto starà, zitto, il lembo più vecchio e sbiadito di una vita che non conosco, né ho mai conosciuto. Dalla cucina verrà silenzio, e noi non saremo insieme.

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  1. canaja

    Antonioni ci fece un film: sull’incomunicabilità. Mi pare fosse “deserto rosso”

    Ciao