Ritorni – 2

In corridoio ho incontrato Anna. Un Ciao! biondo di entusiasmo, uno scontro di ferraglia per abbracciarci. E’ tornata in ospedale per una brutta piaga, oggi ha fatto lì la prima prova della maturità.
Me la ricordo la sua classe, quando andammo alla sua scuola, per spiegare la situazione ai compagni. Certe ragazze erano molto partecipi, chiedevano, s’interessavano. I maschi, con la codardia degli adolescenti, stavano tutti assieme in una fila, zitti, con lo sguardo chissà dove. Insieme alla mia capa li feci ridere, raccontai di me, spiegai che si può andare in gita anche così, mostrai come ci si sposta su una sedia.
E sbagliai tutto.

Ricordo quanto avevo discusso con l’educatore sulla possibilità che partecipasse alla gita scolastica subito dopo le dimissioni. Lei voleva, era carica di un entusiasmo raro per una neo-tetraplegica, di solito hanno paura, di solito si vergognano, o pensano di non poter più fare nulla. Mi pareva un delitto castrare lo slancio.
L’educatore parlava dei rischi, delle piaghe che spuntano così in fretta, a star seduti troppo a lungo sopra un pullman. I medici la pensavano allo stesso modo: in gita non andò.

Ora stava di nuovo in ospedale, da mesi, proprio per una piaga bruttissima.
Mi hanno spiegato che si trascurava, che voleva fare tutto, troppo, e così le è andata male.

[continua...]