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Coriandoli

Forse la felicità è creare momenti di bellezza.

Non ho più sogni dirompenti, e non sono innamorata. Faccio sempre più fatica anche a innamorarmi, così scendo di livello, cerco passatempi nei bassifondi dei corpi e li trovo inaspettatamente così facili che mi hanno già annoiato prima di cominciare.

Gira allora sul palo la freccia della felicità, indicando altrove. Seguirne la direzione è affare da segugi dell’insignificante. La felicità non si presenta più col suo nome in caratteri enormi, come gli autogrill sull’autostrada con chilometri di anticipo. Si è cambiata i connotati di nascosto e mi sfida a riconoscerla.

In altre parole, da tempo non ho motivi particolari per essere (o sperarmi) felice – dove i motivi particolari sono quelli per cui non si dorme la notte, quelli che si raccontano agli amici e si proclamano in post celebrativi di vittorie esistenziali. E ho la netta premonizione che la tendenza sarà solo confermata dal procedere degli anni, tranne qualche interruzione.

Però ci sono i momenti di bellezza.
Naturalmente non parlo di estetica delle forme, ma del fascino delle situazioni. Quelle apparentemente banali, che accadono a tutti ma per qualcuno – solo per qualcuno – a un tratto erompono dal grigiore come coriandoli sull’asfalto. E sono quasi perfette – con giusto quell’utile quasi a garantirmi che siano reali – per la cura nei dettagli della scena, la precisione nell’incastro con un vecchio sentimento, o l’intonazione col cielo del giorno.

A volte non succede proprio nulla, è solo un modo diverso di sentirsi l’aria addosso uscendo di casa. Altre è un’ospite inattesa che piomba a cucinarti una pasta e una specie di affetto; altre ancora l’ironia commovente di un regalo creativo, che ha ancora attaccato alle pagine tutto il tempo impiegato a costruirlo; oppure una serata surreale a perdersi nella neve di periferia, ridendo di allegra disperazione.

Passare la vita a raccattare coriandoli così può sembrare deludente, in rapporto ai Grandi Scopi.
Almeno finché non si scopre che anche quelli, a guardarli da vicino, sono solo relitti – più presuntuosi – di un vecchio carnevale.

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