Zoo

Quello era un divano nuovo. Mi sono seduta su un cumulo di giacche e cuscini, osservandone gli ospiti attentamente.
Mai stata così vicina.

Bruttezza ostentata – forse liberata? – e bellezza diversa. Un infinito catalogo di accoglienti sfumature – mai stata così simile – doveva essercene anche una per me.

Ballavano – questo non era nuovo. Ballavano lì davanti, più o meno come tutti gli altri. Ho posato il braccio sul bordo superiore del divano, abbracciando lo spazio vitale di una sconosciuta. Mi raccontava qualcosa di biondo e sicuro di sé.

Poco lontano, due occhi lucidi sotto virgole di sopracciglia agitate troppo in fretta. Un buffo, vastissimo reportorio di espressioni – e una specie di tristezza in trasparenza.

Infine, carne. Tesa, rovente, sbattuta sui muri. Chiesta formalmente con poche parole, o presa in silenzio dai gesti. Scappata in bagno ridendo, derisa ridicola sul marciapiede, vantata violenta come trofeo.

Chissà dov’è quello che manca.

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  1. Fabrizio

    Ila… Tu sei una grande scrittrice.

    (..hem… poi saranno gli ultimi che ti scrivo.. perché una certa persona monta rabbia, altrimenti…e non mi pare giusto, visto che gli vogliamo bene lo stesso.. cmq brava!!!) a Domenica, allora.. se si fa ancora!

    ciao ciao!..