Vorrei essere – 2

Intanto io sfogliavo il libro di Franco, captando rapidamente qualche informazione sulla sua vita: incidente otto anni fa, tetraplegia altissima, voglia di morire, scoperta della fede, moglie e figlia. Ah già, ricordavo, moglie che l’ha lasciato, mi aveva detto un collega una volta – non me la sentirei di condannarla, aveva aggiunto – io sì, avevo risposto.
Tra un silenzio e l’altro, Franco mi faceva qualche domanda di circostanza – di dove sei? – per conoscermi, e io qualche commento di circostanza – è la foto del tuo nipotino? – per ingannare il tempo.

Ma sentivo che la conversazione convenzionale non reggeva affatto. Ho sempre avuto difficoltà a trovare argomenti inutili per parlare con nuove conoscenze, ma in quel momento ne percepivo l’assenza in modo nuovo.
Non pesava.
Sentivo piuttosto un imperativo di sincerità, il bisogno di guardarlo negli occhi e dissolvere l’inessenziale.
Avevo voglia di chiedergli se voleva suicidarsi. O come mai scriveva poesie mediocri ma gliele pubblicavano lo stesso. Se era arrabbiato con sua moglie perché l’aveva lasciato. Se aveva voglia di fare l’amore.

La signora Maria è uscita dal bagno con il foglio di carta tutto bruciacchiato all’intorno. Al centro, c’era la poesia che avevano stampato prima. Mi hanno mandato a prendere un caffè alla macchinetta; poi Maria ci ha intinto un fazzoletto e con quello ha iniziato a tamponare il foglio, che diventava umido e marroncino. Gli stavano dando l’aspetto di una pergamena, per regalarlo a una persona.
- Ah, hai un inciucio! – ho scherzato con Franco.
- Non è un inciucio – ha detto lui, serio. – E’ una donna di cinquantaquattro anni…

[..continua...]