Così parlate – 3

- Come… come te la immagini la tua vita futura? – gli ho chiesto.
- Non lo so – ha scosso la testa. – Non la immagino. Prima, quando ci siamo comprati la macchina con la pedana, e si parlava di tornare a casa… ci pensavo spesso, ero contento… ora non so, ho smesso di pensarci, forse ho paura di restare deluso… perché la data reale del ritorno si avvicina.
Non ho risposto. La televisione ha detto qualcosa, poi è entrata la moglie del paziente accanto, con in braccio il suo bambino color caffelatte. Angelo si è illuminato e ha cominciato a fargli versi e boccacce. Coi bambini si diverte un sacco.
- Tu hai fratelli? – mi ha chiesto poi.
- Una sorella più grande
- Sposata?
- No no
- Fidanzata
- No.. cioè non lo so.. ognuno si fa un po’ gli affari suoi – gli ho spiegato – ecco, su questo la mia famiglia è un po’ diversa dalla tua… invece mio padre è uguale al tuo nel rinfacciare le cose
- Oh, ma tutti rinfacciamo – ha risposto, con uno strano tono saggio. Era proprio la serata della comprensione.

- Sai – ha continuato lui – penso che se non mi fosse successo questo forse avrei preso una brutta strada.
- Cioè?
- Eh… stavo in discoteca fino al mattino… facevo cose che non dovevo fare – ha spiegato vagamente. – Poi gli amici. Quelli con cui ho fatto le cavolate li consideravo amici, e mo’? Spariti. Gli altri invece… quelli che sì mi salutavano e io li salutavo appena, ma così, non me ne fregava niente, beh loro mi chiamano sempre… poi vabbè bisogna vedere cosa succede quando torno eh

Ci pensavo spesso anch’io, guardandolo nelle foto di prima. Un’occhiata al filmino di fotografie che teneva nel computer era più chiarificatrice di mille colloqui psicologici. Un fighetto che aveva mollato la scuola e andava avanti con un po’ di fascino da sbarbino strafottente avrebbe dovuto ribaltare del tutto le amicizie, lo stile di vita, la visione di se stesso. Chissà cosa pensava dei disabili, prima.

[...continua...]