Così parlate – 2

Così mi sono appollaiata coi gomiti alla spondina del letto e della sua sincerità.

Dopo qualche frase di circostanza e un silenzio, gli ho posto la domanda che mi ronzava in testa da tempo. Ho fatto attenzione a porgliela col tono serio, quasi scientifico, di chi vuole solo capire.
- Senti.. ma tu – l’ho guardato negli occhi – come mai non fai da solo anche quello che potresti.. cioè.. è vero quel che dice tuo padre?
- Sì, è vero – ha risposto. Aveva una voce diversa dal solito, si era attestato anche lui sul livello di serietà che gli avevo proposto. Avevo bypassato lo strato dell’ironia e quello delle scuse vittimiste. Lo sapevo che era la serata giusta.
– Ha ragione. E’ che è faticoso, tu non sai… sono stanco. All’inizio ero io che non collaboravo eh, per carità è vero… ma poi.. da gennaio, che mi hanno tolto la tracheo, ho cominciato a voler fare di più… ma i miei ogni volta che viene qualcuno ripetono tu sei pigro, tu non fai, tu dovresti… e poi è ovvio che non faccio.

Come lo capivo. Orgoglioso – come me – e incastrato nell’impossibilità di cambiare un ruolo precedente. Gli ho stretto un braccio con tutta la mia empatia. Mi sono chiesta se lo sentiva.
- Lo so… – ho sorriso – guarda, ho quasi paura a venirti a trovare, perché so che appena arrivo i tuoi iniziano a sfogarsi…!
- E poi… – ha ripreso, cupo – mi scoccio perché è inutile, perché vedo che tanto non mi muovo. Io non mi sono ancora reso conto davvero di quello che mi è successo. Continuo a pensare a come ero prima… quello che non posso più fare…

…Certo, non pensa a quello che potrà fare, alla vita da costruire. Le possibilità rimanenti, qui, sono solo la cornice vuota di quelle perdute. Il futuro è una nostalgia.

[..continua..]