Sarà per caso

tra moltissimi anni – di quelli che non si misurano in giorni, ma in se stessi gettati alle spalle – passerai svelto in via Zamboni, e ti chiamerò
E siederemo magari allo stesso posto del primo giorno, per raccontarci – ma stavolta con le spalle dritte e un sorriso azzurro senza più paura
Riderai un poco di te, e io di me; sarà passato abbastanza tempo – abbastanza se stessi – per non vergognarsi, e poter dire ma guarda che scemo che ero, lì ad aspettare
mentre fuori passava veloce una vita – un po’ come al negozio di tabaccheria

"Ma ora sono innamorato", dirai, "di una ragazza, della vita e perfino – ridendo – perfino di me stesso
Non so com’è stato e perché, ma un giorno che stavo alla finestra sul mio paesaggio infinito, contando le nuvole
a un tratto mi son dato un ceffone in fronte, mi sono voltato e ho sceso le scale"

I compaesani avran visto un omino correre urlando sui monti, quel giorno, avran detto "che pazzo", e invece era proprio il giorno
che lui guarì
e imparò finalmente a rotolarsi nel fango – ma senza diventarlo mai; ad affondare la faccia in poltiglie di terra e di carne – senza smettere di guardare in alto

"E quando alzi la testa e le vedi ancora, le nuvole" chiedo "non hai un po’ di nostalgia?"
"Perché dovrei, le nuvole, non potevo abbracciarle. E in tutto quel tempo che le ho guardate, nemmeno una di loro è scesa da me".

Sarà per caso, tra moltissimi te, o forse domani; intanto io guardo il mio paesaggio infinito, e prego ogni volta di veder correre urlando, laggiù, un omino col tuo profilo.

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  1. Alberto

    ^_^

  2. toppe

    “Alberto”? Un nome nuovo da queste parti ^^
    Benvenuto, chiunquetusia :)

  3. Alberto

    Grazie del benvenuto, chiunque tu sia ^_^

  4. Davjdek

    Un omino che guarda le nuvole e lascia passare via la vita e non riesce a innamorarsi di sé (e a far innamorare le ragazze, di sé)… mi somiglia tanto. Se mi permetti, lo leggo come un augurio a tutti gli omini di questo tipo, me compreso, ad innamorarsi finalmente della vita e correre urlando sui monti. E magari incontrare in via Zamboni (sarà proprio quella di Bologna?) qualcuno con cui sorridere di se stessi.

  5. Davjdek

    Se il tuo omino somiglia davvero al sottoscritto, allora è vera l’ultima che hai scritto: ha paura di dirlo, e forse anche di sentirlo. Ma il bisogno di abbracci prima o poi ti costringe a scenderle, quelle scale: è l’augurio che vorrei fargli anch’io. Prima che anche per lui diventi troppo tardi.