Ma tu

provi emozioni?

No, certamente. Non sono qui combattuta tra il senso di colpa e la voglia di abbracciarti. Non sono quella a cui è rimasto addosso un lembo di pelle altrui per giorni e giorni e mesi e ancora. Non ho mai aspettato nessuno girando avanti e indietro per la stessa strada sperando in un incontro, io. Non mi sono affezionata perdutamente a persone impossibili. Non ho pianto in bagno per nostalgia, né nel mio letto, crogiolandomi nell’immaginare una vita – un’altra - in cui sarò me stessa, e credendola così reale da commuovermi. Non ho girato per parchi vuoti solo per sentire che rumore fa un’esistenza (dentro) contro un prato (fuori). Non ho caricato di aspettative assurde le prime persone che incontravo. Non ho scritto poesie patetiche. Non ho ho scommesso un anno della mia vita su un’intuizione (sbagliata). Non ho abbracciato cuscini la notte perché solo loro se lo lasciano fare. Non sono basita dall’irrimediabile incomunicabilità emotiva che mi attanaglia.
E, s’intende, non provo emozioni.

Ma per favore.

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  1. Lucrash

    Ciao,non so se ho capito bene il post che hai scritto,ma per come l’ho inteso io,non lasciarti nemmeno sfiorare da chi pensa che non puoi emozionarti,perchè le emozioni sono proprio quei particolari che ci distinguono…ognuno ha un modo diverso di emozionarsi,chi lo fa in silenzio,chi piange,in silenzio…oppure chi lo mostra in pubblico.Chi si tiene tutto dentro,gli artisti di solito,oppure chi ha la fortuna di avere una persona fantastica a suo fianco con cui poter sfogarsi e parlare. Ognuno di noi è dotato di emozioni,altrimenti saremmo robot,quindi,non lasciar offendere la tua umanità. Ciao ciao
    Lucrash

  2. toppe

    Grazie :)
    Sì, hai capito bene il post. Anch’io penso che ognuno abbia emozioni e le esprima a proprio modo… forse il mio modo non è abbastanza comprensibile dal resto del mondo… e un po’ mi spiace, perché così si creano fraintendimenti e, spesso, non riesco a condividere fino in fondo una parte di me. Il peggio, poi, è quando mi ritrovo a dover quasi giustificare il mio modo di essere, come dovendo dimostrare che, nonostante tutto, sono umana anch’io… anche se non lo esprimo nel modo che certe persone si aspettano.

  3. Luchino

    L’importante è che lo esprimi in un modo adeguato per te…le persone che ti vogliono veramente bene capiranno tutte le tue sfumature,e se n’accorgeranno se c’è qualcosa che non va :) ricorda,nella vita ci sono le curve difficili,ma per superarle,basta rallentare un attimo,seguirne il profilo e lasciare che il vento ti soffi nell’orecchio la giusta direzione…
    Luchino

  4. Luisa

    beh credo che come al solito la verità stia in mezzo.
    Ci vuole una ricerca di un linguaggio comune ed è una ricerca che va fatta da entrambe le parti coinvolte.
    Amare credosignifichi proprio questo staccarsi dal proprio linguaggio per crearne insieme uno nuovo in cui i fraintendimenti ed i linguaggi propri vengono armonizzatiinuna sintesi comune.

  5. giulio

    senti, non ne posso più. appena ti vedo mi avvicino in ginocchio e ti smollo un abbraccione che ti scricchiolano le ossa. e non vantarti di essere l’unica persona vulnerabile dell’universo!

  6. nicolasplus

    non so perchè ma mi sento in colpa

  7. nicolasplus

    ho riletto mi sento ancora più in colpa

  8. Ashley

    Il libro era scientifico e..non mi voleva ingannare. “Di cuore spezzato si può morire” c’era scritto..il “può” era in corsivo tanto per dirti che “può metterti in condizioni di”. E’ vero. I Neri per caso avevano toppato, Toppe.

  9. toppe

    Ashley, sento che il tuo ermetismo ha sopraffatto le mie doti interpretative.
    Forse perché sono le 3.48, considerando l’ora legale?
    Ma… che libro?

  10. Ashley

    Un libro neurologicamente filosofico o filosoficamente neurologico..come preferisci. Consiglio di amici di amici mai visti che riconoscerei al massimo per il suono della voce rimbalzata nella mia scala timpanica per circa un’ora. Se t’interessa si tratta di “L’errore di Cartesio” di Damasio. Non cercarlo in biblioteca a filosofia..quella copia ce l’ho in prestito io.