Monthly Archives: giugno 2007

Va bene, va bene

inizierò a scendere verso la realtà, forse ho già cominciato (ma sono solo picchi di consapevolezza).

Però, non è che qualcuno avrebbe voglia di portarmi in braccio?
O almeno, dai, facciamo la strada insieme.

[Sapete, quando staccano le speranze dalle pareti, è così vuoto qui]

Ho trovato l’utilità della letteratura

…ho vinto cinquecento euro arrivando prima a un concorso letterario.

Mesi fa trovai nel bagno (ebbeh, si sa che le letture migliori…) il fascicolo coi testi vincitori dell’edizione precedente. Lessi le modalità, lessi a chi era riservato il concorso, e pensai: che squallido. Io non parteciperei mai a una cosa del genere, no, davvero, è stupido e ghettizzante. Che bisogno c’è di riservarci un concorso letterario? Na na na. Va contro tutti i miei principi.

Senza contare che proprio i concorsi in sé, dai, sono violenti e spocchiosi: come si può avere la presunzione di giudicare una cosa così intima e personale come una poesia? In più c’era un tema da seguire… quindi bisognava scrivere una poesia apposta… Orrore! Nulla di più falso e forzato! Lungi da me!

….Poi ho letto che al vincitore andavano 500 euro, e ho deciso di iscrivermi.
Non ho più alcun principio morale.

Per rincarare la dose di cinismo di questo post, vi renderò noto che gli ultimi quattro versi sono abbastanza insinceri, tagliati per stare nel limite di lunghezza obbligatorio, calcolati per essere un buono slogan in relazione al tema del concorso e, di conseguenza, vincerlo.
Sono una merda, però ha funzionato.

[No, dai, solo la fine è parzialmente falsa, perché c'era quel dannato limite da rispettare. Tutto il resto è sincero, antimoralista e tagliente]

Come costruire una semplice buona giornata

in cinque rapide mosse.

- Dopo circa dieci anni che si possiede uno stereo accanto al letto, ricordarsi improvvisamente che potrebbe essere usato come sveglia. Dunque preparare il cd la sera prima, annullare la programmazione del bip-bip angosciante, dormire ed aprire gli occhi con un placido Le onde di Einaudi, nel chiarore verdino del display.

- Studiacchiare un po’, per poi decidere che quel che so lo so già, e quel che non so non lo imparerò adesso. Latino lo studio da Gennaio e più di così, per quest’anno, non si può fare. Quindi, un grande POLLEG, comunque vada il mio dovere l’ho fatto.

- Mandare le ultime email in inglese, pagare gli ultimi anticipi, e rendersi conto che questa vacanza,alla fine, ce la siamo costruita davvero. Per tempo, con efficienza, senza strippi organizzativi, con la collaborazione indispensabile di una grande grande figlia.
Alla faccia di chi non ci avrebbe creduto.

- Andare a guidare un po’ con papà, e capire che ok, devo riprenderci l’abitudine, ma proprio a zero non sono. E la mano è storta, però va.

- Accettare un invito per andare a non meglio precisate prove di canto in una parrocchia ignota, per poi scoprire che chi m’aveva invitato… non c’era. Né c’erano altri che conoscessi.
E allora abbandonarsi a sperimentare nuovi se stessi, quelli che vengono fuori soltanto di fronte a sconosciuti di cui importa poco. Ridere di noi contralti stonati, attaccare bottone su qualche spicciolo argomento comune, percepire un feeling imprecisato con una soprano ‘87 dall’aria accogliente. Magari li rivedrò lunedì prossimo, poi forse a una pizza, poi forse mai. O forse boh.
[E mi attira come sempre il fascino del forse, dei rapporti possibili e improbabili - ma un forse che muore sempre prima, che smetto di sperare già dalla seconda sera; non dura più tanto a lungo, la speranza di novità, come a sedici anni. Se non intravedo un futuro, se sembra inutile sforzarsi con qualcuno, ché tanto ci perderemo e saremo presto nomi senza volto nel cellulare, smetto in breve di tentare e mi richiudo - di conoscenti ne ho abbastanza.
Per questo spesso cerco 
forse nuovi, a risvegliarmi]